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Cosa è emerso dal raffronto tra Brunello 2009 e 2019

La masterclass di Gorelli al Vinitaly 2024Da una parte il Brunello di Montalcino 2009 di Pian delle Querci, Col d’Orcia 2009, Castello Romitorio, Fattoi, Baricci e Poggio di Sotto, dall’altra il Brunello di Montalcino 2019 di Ventolaio, La Fortuna, Le Chiuse, Camigliano, Castelgiocondo, e Banfi (Poggio alle Mura). Sono le dodici etichette che il 14 aprile, nello stand del Consorzio del Brunello, al Vinitaly, sono state protagoniste della “Brunello ten years challenge”, la masterclass (foto: Consorzio del Brunello) che dal 2023, ogni anno, mette a confronto l’annata appena rilasciata sul mercato e quella che è in commercio da dieci anni. “Una comparativa che ritengo molto utile, soprattutto per la stampa di settore, per fare il punto della situazione su quella che era la valutazione iniziale delle annate. Dopo dieci anni, c’è un’altra partita da giocare”, sottolinea il Master of Wine Gabriele Gorelli, che ha curato la sessione partendo dai dati climatici delle annate 2009 e 2019. Se la pluviometria è più o meno la stessa, a cambiare, e ad incidere, sono le temperature di picco, “che ci interessano molto perché il comportamento del Sangiovese è fortemente influenzato dalle giornate oltre 34° e soprattutto oltre 36°, in cui la pianta si ferma, non fa la fotosintesi, e produce altre sostanze che si riflettono molto nel vino, per esempio rendendo i tannini più immaturi, duri e secchi”, spiega Gorelli.

L’annata 2009, a Montalcino, è stata mediamente calda (24,9° di media da aprile a settembre) ma con un solo giorno sopra i 34° e nessuno sopra i 36°. La situazione cambia radicalmente nella 2019, che seppur con una media più bassa (19,9°) ha registrato ben 25 giorni sopra i 34° e 7 giorni sopra 36°. I messaggi, prosegue Gorelli, sono due. “Intanto, il Sangiovese rende molto bene se ci si trova davanti a una situazione in cui c’è scarsità d’acqua ma non c’è una temperatura estrema e prolungata. Ma l’altro aspetto importante è come i produttori abbiano risposto a queste annate. Se prima un’annata calda equivaleva a una valutazione di cinque stelle di default, ma anche a un convogliare questo calore in vigna anche nel bicchiere, oggi è cambiato l’approccio e ciò rende possibile avere vini molto vibranti, freschi, vitali anche da annate calde. Questo mio pensiero sarà suggellato dalla prossima masterclass che faremo al Vinitaly 2025, che si annuncia epica, in quanto confronteremo la 2010 e la 2020”.

A Vinitaly, sempre nello stand consortile, il 15 aprile, c’è stato spazio al Rosso di Montalcino, col sommelier e giornalista Andrea Gori, nella masterclass “Red Montalcino: l’anima contemporanea del Sangiovese”. Hanno partecipato il Rosso di Montalcino 2022 di Carpineto, Poggio Antico, Poggio Landi, Col d’Orcia, Camigliano, Cortonesi e Patrizia Cencioni e il Rosso di Montalcino 2021 di Fanti, Loacker Wine Estates e Banfi (Poggio alle Mura). Attenzione importante di buyer e media anche alla degustazione “Le 4 “B” del grande vino italiano: Barbaresco, Barolo, Brunello, Bolgheri e i Supertuscans” del 16 aprile, con il wine writer Ian d’Agata e le etichette di Canalicchio di Sopra, Caprile, Il Poggione e Casisano. Il 14 aprile il Brunello Tenuta Nuova 2019 di Casanova di Neri ha preso parte invece alla degustazione “Le Eccellenze Italiane” firmata da Coldiretti e guidata dal presidente Assoenologi Riccardo Cotarella.

Vinitaly, giù il sipario. “Edizione ad altezza aspettative”

Giorgia Meloni in vista al Consorzio del Brunello, nei giorni di VinitalyLa sua visita sembrava dovesse saltare, a causa dell’escalation in Medio Oriente e della convocazione improvvisa del G7, ma alla fine ha voluto comunque esserci. E la premier Giorgia Meloni, al Vinitaly due giorni fa in occasione della prima Giornata Nazionale del Made in Italy, ha visitato anche lo spazio del Consorzio del Brunello, oltre 800 mq con 110 cantine, di cui 63 con stand. Il Brunello di Montalcino, oltre che nei calici e nelle varie masterclass, è stato poi al centro della ricerca “Se tu togli il vino all’Italia. Un tuffo nel bicchiere mezzo vuoto” realizzata e presentata dall’Osservatorio Uiv - Vinitaly e Prometeia dove è intervenuto, tra gli altri, il ministro dell’Agricoltura e Sovranità alimentare Francesco Lollobrigida. L’indagine ha analizzato l’impatto in termini socioeconomici di una possibile scomparsa del vino dal Belpaese anche attraverso i focus su tre case history dell’economia rurale a trazione enologica, tra cui la stessa Montalcino. “Un Vinitaly all’altezza delle nostre aspettative: abbiamo riscontrato un’ottima presenza di operatori altamente profilati provenienti da tutto il mondo”, commenta, attraverso una nota stampa, il presidente del Consorzio del Brunello, Fabrizio Bindocci.

Vinitaly chiude l’edizione n. 56 con 97.000 presenze. In leggero incremento gli operatori esteri da 140 Paesi a quota 30.070 (31% sul totale), di cui 1.200 top buyer (+20% sul 2023) da 65 Nazioni selezionati, invitati e ospitati da Veronafiere in collaborazione con Ice Agenzia. Sul fronte delle presenze estere, gli Stati Uniti si confermano in pole position con un contingente di 3.700 operatori presenti in fiera (+8% sul 2023). Seguono Germania, Uk, Cina e Canada (+6%). In aumento anche i buyer giapponesi (+15%). L’edizione successiva si terrà dal 6 al 9 aprile 2025.

Come sarebbe l’Italia senza il vino (e senza il Brunello)

Come sarebbe Montalcino senza il BrunelloOgni volta che a Montalcino viene aperta una bottiglia di Brunello si producono sul territorio 117 euro tra impatto diretto, indiretto e indotto - il quadruplo rispetto al valore di una bottiglia di vino franco cantina - per un totale di circa 153 milioni di euro l’anno. Un vero e proprio effetto moltiplicatore che si riscontra anche nell’enoturismo e nei servizi ad esso connessi, in un territorio di poco più di 5.000 abitanti che registra oltre 200.000 presenze l’anno, di cui oltre la metà provenienti dall’estero, un giro d’affari di circa 80 milioni di euro, per una spesa pro capite giornaliera, al netto dei viaggi, intorno ai 120 euro, e una ricchezza diffusa con indicatori di reddito superiori alla media regionale (24.400 euro contro 21.100), in visibile aumento rispetto anche alla media italiana (+38% contro l’11% di crescita decennale). A dirlo l’analisi “Se tu togli il vino all’Italia. Un tuffo nel bicchiere mezzo vuoto” firmata dall’Osservatorio Uiv-Vinitaly e Prometeia, presentata ieri a Vinitaly, voluta da Veronafiere sulla scorta dei frequenti attacchi rivolti alla “bevanda nazionale” per calcolare l’impatto prodotti dal vino sull’economia del Belpaese, con un focus su tre territori simbolo del tricolore: Barolo, Etna e Montalcino, dove un ettaro vitato a Brunello vale quasi otto volte un pari appezzamento in altre zone della Toscana (1 milione di euro contro 129.000 euro).

“Togliere il vino al Belpaese equivarrebbe, in termini di Pil, a cancellare quasi tutto lo sport italiano, compreso il calcio”, afferma Veronafiere, l’ente che organizza la kermesse, in una nota. “L’Italia senza il vino sarebbe una Nazione più povera, non solo a livello culturale e ambientale, ma anche sul piano economico, in quanto il settore vinicolo è un asset strategico per l'occupazione e per l'export italiano nel mondo - afferma il ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida - il vino è un elemento prezioso che va protetto nella sua integrità, nella qualità e il nostro compito è, al fianco degli imprenditori, quello di renderlo sempre migliore e attrattivo. Il Governo Meloni, da subito, ha compreso l’importanza del settore e delle filiere annesse, per questo l’ha messo al centro della sua agenda, valorizzandolo e rendendolo sempre più competitivo e riconoscibile nel mondo. La strada è quella giusta e per questo continueremo in questa direzione”.

“Pensare a un’Italia senza vino è stata un’impresa non semplice, anche perché i numeri non bastano a manifestare il danno di una ipotetica privazione di un elemento del Dna italiano. Ma abbiamo voluto fortemente accendere un faro, perché quello del vino è un patrimonio socioeconomico che va difeso e tutelato”, sostiene Federico Bricolo, presidente Veronafiere. “Senza il vino l’Italia non perderebbe ‘solo’ l’1,1% del suo Pil - dice Maurizio Danese, amministratore delegato Veronafiere - ma il “valore” del vino è superiore al suo contributo economico: il vino è infatti una componente identitaria del Belpaese e come tale è percepito all’estero. Un asset intangibile ma altrettanto qualificante del lifestyle italiano e dei suoi valori cui Vinitaly vuol contribuire a esserne cassa di risonanza”.

“Da sempre Montalcino vive un rapporto simbiotico con il vino: una comunità agricola tra le più virtuose a livello nazionale insediata in un ecosistema in cui il Brunello fa da traino - sottolinea il presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino Fabrizio Bindocci - di fatto, l’enoturismo si è affermato proprio qui dove l’esperienza autentica del territorio non può che passare attraverso un calice: non è un caso che già nel 1948 fu proprio una cantina di Montalcino ad aprire, per la prima volta in Italia, le porte ai visitatori, spianando la strada a quello che poi sarebbe diventato il fenomeno attuale. È da questo legame che nasce il brand oggi conosciuto in tutto il mondo”.

In caso di scomparsa della filiera del vino, 303.000 persone dovrebbero trovarsi un altro lavoro e il Paese rinuncerebbe a un asset in grado di generare (tra impatto diretto, indiretto e indotto) una produzione annua di 45,2 miliardi di euro e un valore aggiunto di 17,4 miliardi di euro. Uno shock per l’Azienda Italia pari all’1,1% del Pil (lo sport, secondo stime dell’Istituto Credito sportivo vale l’1,3%). In questo scenario da day after, faremmo a meno di un moltiplicatore economico in grado di generare un contributo di 2,4 euro di produzione (e 0,9 di valore aggiunto) per ogni euro di spesa attivata dall’industria del vino. Infine, ogni 62 mila euro di valore prodotto dalla filiera garantisce un posto di lavoro.

Senza il vino, si evince dall’analisi di Prometeia, il saldo commerciale del settore agroalimentare scenderebbe del 58% (da +12,3 a +5,1 miliardi di euro nel 2023), ma anche allargando il perimetro oltre il settore alimentare, è evidente che si rinuncerebbe ad un fattore di successo determinante per il made in Italy. Il vino lo scorso anno si è infatti posizionato al secondo posto nel surplus commerciale generato dai portabandiera tricolore, dietro a gioielleria/oreficeria – che a differenza del vino ha beneficiato di un rilevante “effetto prezzo” – e davanti a pelletteria, abbigliamento, macchine per packaging e calzature. All’impatto economico complessivo della filiera del vino contribuisce in modo sostanziale il turismo enologico che, se alimenta “al margine” l’economia turistica delle grandi città, può diventare fondamentale (anche al di là degli effetti strettamente economici) per molti piccoli centri e comunità rurali a vocazione vitivinicola. Nelle rilevazioni dell’Associazione Città del Vino, il turismo enologico coinvolge annualmente circa 15 milioni di persone (fra viaggiatori ed escursionisti) con budget giornalieri (124 euro) superiori del 13% a quelli del turista medio, per una spesa complessiva di 2,6 miliardi di euro. A partire da questi dati, l’analisi d’impatto evidenzia come senza questa componente verrebbe a mancare il 15% del valore aggiunto complessivo generato dalla filiera del vino.

Sin qui gli impatti economici tangibili. In una sezione finale, Prometeia ha poi analizzato, in termini qualitativi, l’interesse globale per il vino italiano con un’analisi di web sentiment che ha messo in evidenza, nei volumi di ricerca dell’ultimo anno estratti da Google trends, come il vino – dopo pizza e pasta – si collochi al terzo posto nel mondo tra i prodotti alimentari maggiormente associati al Made in Italy.

Focus: Barolo, Etna, Montalcino: il contributo sui territori vale fino a dieci volte il valore della bottiglia

Le pendici di un vulcano, un borgo medievale e le più note colline piemontesi. È il vino il trait d’union tra i comprensori dell’Etna, delle Langhe e di Montalcino, territori baciati da uno sviluppo socioeconomico a minimo comune denominatore enologico in cui ogni bottiglia di vino prodotta e consumata in loco è capace di generare un impatto (diretto, indiretto e indotto) quantificabile in 117 euro a bottiglia per Montalcino, 109 euro per Barolo e 82 euro per l’Etna. Una reinfusione di ricchezza sui territori che, in un anno, corrisponde a rispettivamente circa 153, 131 e 123 milioni di euro, e che li rende casi di studio emblematici di un effetto moltiplicatore attribuibile al comparto riscontrabile lungo tutta la Penisola. Secondo lo studio realizzato dall’Osservatorio del Vino Uiv-Vinitaly nell’ambito del progetto “Se tu togli il vino all’Italia. Un tuffo nel bicchiere mezzo vuoto”, presentata alla rassegna di Veronafiere alla vigilia della Giornata nazionale del Made in Italy, Montalcino, Barolo ed Etna si distinguono non solo per prezzi medi per ettaro e rese produttive ben superiori ai valori regionali: nell’ultimo decennio sono riusciti a garantire una maggiore crescita del reddito pro-capite, generando lavoro e occupazione.

Ed è così che, nel borgo toscano dove un ettaro vitato a Brunello vale quasi 8 volte un pari appezzamento in altre zone della Toscana (1 milione di euro contro 129.000), il reddito pro-capite è ben maggiore rispetto alla media regionale ed è cresciuto negli ultimi 10 anni del 37,9%, a fronte di una media nazionale del +11,1%. Una forbice che si riscontra anche nel comprensorio del Barolo (con il valore fondiario più alto), dove il reddito pro-capite medio, sugli stessi valori di Montalcino, è cresciuto del 23,7%. Meno evidente, ma pur sempre riscontrabile, l’effetto booster anche sull’Etna, che si è attestato a +12,6% nel decennio, contro una media siciliana del +9.9%. Proprio qui, alle pendici del vulcano, valori fondiari 5 volte superiori alla media regionale hanno incoraggiato il ritorno delle giovani generazioni sui campi dei nonni, nonostante le difficoltà di una viticoltura di montagna, con 2.000 ore di lavoro annue per gli ettari terrazzati coltivati ad alberello, per un totale di 250mila giornate lavorative annue. Una trazione che negli ultimi 10 anni ha fatto registrare un +70% alle superfici vitate (1.550 ettari, con appezzamenti medi inferiori all’ettaro per la metà dei produttori) e quadruplicato il volume imbottigliato (quasi 6 milioni di bottiglie nel 2023).

Questi territori, con i relativi Consorzi di tutela, hanno saputo individuare nel virtuoso rapporto con il vino – fido custode anche del paesaggio contro speculazioni edilizie e commerciali – la loro vocazione identitaria, che nell’enoturismo trova la massima (e remunerativa) espressione. Secondo le rilevazioni dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly, Montalcino – poco più di 5.000 abitanti, con il 16% della forza lavoro impiegata nell’accoglienza – conta circa 80.000 turisti ufficiali, un flusso enorme a cui risponde con oltre 300 strutture ricettive e 3.000 posti letto. Il piccolo comune di Barolo – circa 700 abitanti – riceve il 20% dei 90.000 turisti che arrivano nel territorio delimitato dal disciplinare della Docg (11 comuni), e ha registrato una crescita del 60% rispetto ai valori pre-Covid. Sull’Etna, già soggetto al magnetico fascino del vulcano, il vino ha aggiunto quel tocco di magistrale artigianalità, contribuendo a profilare un turismo più qualificato e raffinato, soprattutto dall’estero, tanto che oggi circa il 60% delle 150 aziende di filiera organizza tour e degustazioni guidate.

Vinitaly, il “day by day” del Brunello di Montalcino

Vinitaly 2023Prima i dieci Brunello di Montalcino di Altesino, Argiano, Banfi, Biondi-Santi, Canalicchio di Sopra, Casanova di Neri, CastelGiocondo (Frescobaldi), Il Poggione, San Filippo e Valdicava, con annate che vanno dalla 1991 alla 2018, passando per la 1999, la 2010, la 2013 e la 2016, che ruberanno la scena di “OperaWine”, la grande degustazione di Wine Spectator, di scena il 13 aprile, alle Gallerie Mercatali, e poi le 110 cantine di Montalcino (numero considerevole, ma in calo del 18% rispetto al 2023 e di un terzo rispetto al 2019, con assenze importanti) presenti all’edizione n. 56 della più grande rassegna mondiale del vino italiano, a Veronafiere dal 14 al 17 aprile, con la premier Giorgia Meloni attesa al taglio del nastro, secondo rumors WineNews. Montalcino si prepara a partecipare al Vinitaly 2024, dove non mancheranno momenti in cui saranno messi in rilievo i vini del territorio.

Il 14 aprile il Brunello Tenuta Nuova 2019 di Casanova di Neri parteciperà alla degustazione “Le Eccellenze Italiane” (ore 14.30, Casa Coldiretti) guidata dal presidente Assoenologi Riccardo Cotarella, mentre nello stand del Consorzio del Brunello (red wine sponsor di Vinitaly and the Night) il Master of Wine Gabriele Gorelli curerà la masterclass che confronta le annate 2009 e 2019 di Brunello (ore 11).

Sempre nello stand consortile, il 15 aprile, spazio al Rosso di Montalcino, col sommelier Andrea Gori. Alle ore 14.30, nell'area Masaf del Palaexpo, focus su Barolo, Brunello ed Etna con la presentazione della ricerca dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly e Prometeia “Se tu togli il vino all’Italia, un tuffo nel bicchiere mezzo vuoto”, uno studio sull’impatto sociale ed economico che l’Italia subirebbe in caso di un’ipotetica scomparsa del vino, promosso in occasione della prima “Giornata Nazionale del Made in Italy” voluta dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Tra i presenti il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida. Oltre ai vertici di Veronafiere, intervengono Giuseppe Schirone, principal Prometeia, Carlo Flamini, responsabile dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly, Matteo Ascheri, presidente del Consorzio Barolo, Francesco Cambria, presidente del Consorzio Etna, Fabrizio Bindocci, presidente del Consorzio Brunello, Micaela Pallini, presidente di Federvini, e Lamberto Frescobaldi, presidente dell’Unione italiana vini.

Il 16 aprile doppio evento alle ore 11 al Palaexpo: nella Sala Argento “Le 4 “B” del grande vino italiano: Barbaresco, Barolo, Brunello, Bolgheri e i Supertuscans”, degustazione dedicata ad alcuni tra i più grandi terroir del Belpaese (a rappresentare Montalcino Canalicchio di Sopra, Caprile, Il Poggione e Casisano) con il wine writer Ian d’Agata; nella Sala Iris “In onore dell’eredità di Ezio Rivella e del suo ruolo fondamentale per l’enologia italiana”, una masterclass/tributo ad Ezio Rivella, primo enologo-manager del vino italiano con Castello Banfi, tra i “padri” dell’enologia moderna, con Riccardo Cotarella, Rodolfo Maralli, presidente e direttore commerciale e marketing Banfi e presidente Fondazione Banfi, Enrico Viglierchio, dg Banfi, Gianpiero Scavino e “Doctor Wine” Daniele Cernilli.

Lo stesso giorno (ore 11) spazio anche al Moscadello, l’antico vino di Montalcino che ha sedotto poeti e letterati, da Francesco Redi a Ugo Foscolo, al centro dell’incontro promosso da Confagricoltura. A Vinitaly anche il Consorzio Orcia, che presenterà il proprio festival di scena a fine aprile a San Quirico d’Orcia.

Il Brunello a Vinitaly tra degustazioni e business

Lo stand del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino a VinitalySaranno 134 le cantine di Brunello, di cui 63 nello spazio del Consorzio (padiglione 9, dallo stand B4 al B8), presenti all’edizione n. 55 di Vinitaly, di scena a Veronafiere dal 2 al 5 aprile. Lo riporta una nota del Consorzio del Brunello. Oltre alle degustazioni di Brunello - che si conferma per il secondo anno consecutivo il vino più conosciuto dagli italiani secondo il report di Wine intelligence - e agli altri vini della denominazione, dal Rosso di Montalcino al Moscadello e al Sant’Antimo, il 2 aprile è in programma “Brunello ten years challenge – A projection of ten years. A lookback and beyond”, la degustazione su invito condotta dal Master of Wine Gabriele Gorelli che offre uno sguardo al passato e al futuro del principe dei rossi toscani attraverso il confronto tra le annate 2008 e 2018 (ore 11 nello stand del Consorzio). Il Consorzio del sarà poi il fornitore esclusivo di vino rosso per la serata Vinitaly and the Night, il nuovo evento inclusivo di Veronafiere dedicato a operatori ed espositori che si terrà il 4 aprile (ore 20) al Palazzo della Gran Guardia in piazza Bra.

In primo piano, tra gli appuntamenti in programma, anche “OperaWine”, il tradizionale super tasting di anteprima di Vinitaly che il 1 aprile alle Ex Gallerie Mercatali vedrà undici Brunello di Montalcino tra le 130 etichette elette ambasciatrici del vino italiano da Wine Spectator, la rivista di settore americana tra le più influenti al mondo.

Il Brunello di Montalcino, riporta la nota del Consorzio del Brunello, arriva a Vinitaly dopo un 2022 andato in archivio con un incremento delle vendite a valore del 18% e con la variazione a volume a +7% sul pari periodo 2021. Secondo l’Osservatorio Prezzi del Consorzio, il significativo aumento del prezzo medio è andato di pari passo con buone performance in quasi tutti mercati export di riferimento a partire dagli Stati Uniti, che con una chiusura di anno a +29% si confermano la principale area di destinazione internazionale. Tra i top 5 dell’export, risultati in positivo inoltre per Canada, Germania e Svizzera mentre indietreggia il Regno Unito. Bene anche la domanda interna con il Belpaese, primo mercato per il principe dei rossi toscani, che fa registrare un rialzo a valore del 27%. Ottimi segnali arrivano poi dall’enoturismo: nel 2022 le presenze nel borgo toscano hanno superato anche quelle degli anni d’oro del triennio pre-covid (2017-2019).

Vinitaly nel segno dell’arte e l’esempio di Montalcino

La presentazione di Vinitaly 2023Oltre 4.400 espositori da tutta Italia e da più di trenta nazioni, più di 1.000 top buyer (+43% sul 2022) da 68 Paesi selezionati, invitati e ospitati da Veronafiere in collaborazione con Ice Agenzia. Sono i numeri, svelati ieri durante la presentazione a Roma, dell’edizione n. 55 di Vinitaly, che torna a Verona dal 2 al 5 aprile, e che si aprirà nel segno dell’arte e della cultura, con la prima volta a Veronafiere di due dipinti dal valore inestimabile, il “Bacco” del Caravaggio e il “Bacco Bambino” di Guido Reni, in prestito dagli Uffizi, che saranno nello spazio del Ministero dell’Agricoltura, protetti da teche di vetro infrangibile e costantemente sorvegliati da due Carabinieri, col costo dell’operazione coperto interamente da Generali Assicurazioni. “Due capolavori che renderanno ancora più evidente come il vino sia anche espressione della nostra cultura e della nostra storia – ha spiegato il sindaco di Montalcino Silvio Franceschelli, che non ha voluto mancare alla presentazione a Roma di Vinitaly – una strada che a Montalcino, e direi in tutta la Toscana con i suoi Consorzi, abbiamo intrapreso da tempo portando grazie al Consorzio del Brunello il mondo del vino e del Benvenuto Brunello, in un connubio tra enologia, identità e arte, nel Complesso museale di Sant’Agostino dove hanno sede il Museo Civico, il Museo Diocesano d’Arte Sacra e il Tempio del Brunello, percorso immersivo ed emozionale alla scoperta del nostro vino”.

Silvio Franceschelli, sindaco di Montalcino“Lo storytelling è quello che dà il valore aggiunto al prodotto: saper raccontare un prodotto con la sua storia familiare, il territorio, la cultura, l’arte ne fa crescere il valore – prosegue il primo cittadino – sempre secondo gli organizzatori e il ministro la cosa più bella è “il coinvolgimento delle scuole agrarie ed alberghiere, in maniera attiva”; un modello, anche questo, che abbiamo sperimentato da oramai da tempo e che vede nella presenza sul territorio dell’Istituto tecnico agrario Ricasoli, una scelta fatta ormai sei anni fa, una scommessa vinta nella direzione della formazione dei giovani, della loro professionalizzazione, del supporto alle aziende e delle produzioni”.

“Oggi, nel momento in cui il sistema italiano del vino compie scelte in questa direzione, da una parte abbiamo la consapevolezza che la strada intrapresa è quella giusta, dall’altra, non dobbiamo regredire nel pensare che per valorizzare un prodotto servano le fiere del secolo scorso con “un anonimo spazio grande ed un banchetto – continua Franceschelli – dobbiamo partire dal presupposto che il valore del territorio e della denominazione - per il connubio di valori produttivi, storici, culturali, paesaggistici, della biodiversità produttiva e quant’ altro - è la nostra forza e vale molto di più del singolo marchio. Ciò detto non siamo ad un punto di arrivo ma di partenza e dobbiamo saper cogliere le nuove sfide che abbiamo di fronte: quelle di aprirci sempre di più al territorio, non concentrandosi sul singolo luogo ma prendendo in considerazione i borghi, le aziende, il sistema del commercio, i luoghi della cultura, i monumenti, per far comprendere che a Montalcino esistono e convivono qualità, lavoro, imprenditorialità, sostenibilità, paesaggio, identità e cultura. Riflessioni che avevo anticipato in un’intervista alla Montalcinonews”.

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I Brunello di Montalcino in degustazione a Opera Wine

Opera Wine 2023Il “sogno americano” del vino italiano, Brunello in primis, che ha fatto degli Usa il suo primo mercato straniero, strategico per tutto il comparto e vitale per alcuni territori, si incontra con il gusto degli americani che sognano l’Italia anche attraverso il racconto nel calice che ne fanno i suoi tanti grandi vini: è il senso di Opera Wine, edizione n. 12 della ormai tradizionale degustazione, firmata da Wine Spectator, rivista Usa tra le pù influenti al mondo, che fa da anteprima a Vinitaly, e che sarà di scena sabato 1 aprile a Verona (Ex Gallerie Mercatali). 130 i produttori in rappresentanza di tutte le regioni, riporta WineNews, uno dei siti di riferimento del vino italiano, per altrettanti vini eletti “ambasciatori” del vino italiano da “Wine Spectator”, con ben undici Brunello di Montalcino – le annate più presenti sono la 2016 (3 etichette) e la 2012 (2 etichette), un’etichetta a testa per le annate 1992, 2004, 2007, 2008, 2013 e 2018 – delle cantine Altesino, Banfi, Biondi-Santi, Canalicchio di Sopra, Carpineto, Casanova di Neri, Il Poggione, Marchesi Frescobaldi, San Filippo, Siro Pacenti e Valdicava. Da sottolineare la presenza a Opera Wine di altre sei aziende non originarie di Montalcino ma comunque produttrici di Brunello: Allegrini, Antinori, Bertani, Famiglia Cotarella, San Felice e Tommasi.

L’evento - quest’anno con un concept grafico ispirato all’acqua - vede sul podio delle presenze regionali Toscana (35 cantine selezionate), Piemonte (19) e Veneto (17). In crescita, sulle precedenti edizioni, il Mezzogiorno, in particolare grazie alle referenze di Sicilia e Campania, con rispettivamente 10 e 8 produttori top scelti ad emblema della tipicità e dell’eccellenza enologica territoriale. Per la tipologia, a “Opera Wine” 2023 sono i rossi a primeggiare con 96 etichette che dominano le valutazioni dei giudici americani, insieme a 25 vini bianchi, 7 sparkling e 2 vini dolci. Uno spaccato del meglio del vino italiano, protagonista in quegli Usa che, anche nel 2022, con 1,8 miliardi di euro di importazioni, si sono confermati primo mercato straniero per il vino italiano, con un incremento a valore del +10%, pari a una quota di mercato del 23% (dati: Osservatorio Uiv-Ismea-Vinitaly).

Focus – I Brunello di Montalcino in degustazione ad “Opera Wine” 2023

Altesino - Brunello di Montalcino Montosoli 2008

Banfi - Brunello di Montalcino Poggio alle Mura Riserva 2016

Biondi-Santi Tenuta Greppo - Brunello di Montalcino Biondi-Santi Tenuta Greppo Riserva 2012

Canalicchio di Sopra - Brunello di Montalcino Riserva 2013

Carpineto - Brunello di Montalcino Riserva 2016

Casanova di Neri - Brunello di Montalcino Tenuta Nuova 2007

Il Poggione - Brunello di Montalcino Vigna Paganelli Riserva 2004

Marchesi Frescobaldi - Brunello di Montalcino Castelgiocondo 2018

San Filippo - Brunello di Montalcino Le Lucére Riserva 2016

Siro Pacenti - Brunello di Montalcino PS Riserva 2012

Valdicava - Brunello di Montalcino Madonna del Piano Riserva 1993

 

Maralli: "Ecco perché Banfi non sarà al Vinitaly"

Castello BanfiDopo tanti anni Banfi non parteciperà alla prossima edizione di Vinitaly. A spiegare questa decisione alla Montalcinonews è Rodolfo Maralli, presidente e direttore Sales & Marketing Worldwide Banfi. "Sicuramente non è stata una scelta facile quella di non partecipare al Vinitaly - commenta Maralli - ci siamo sempre stati, ininterrottamente, con grande entusiasmo, portando numerose persone e allestendo anche un grande stand multimediale. Ringraziamo Vinitaly perché se siamo diventati grandi è anche grazie a loro e il rispetto rimane immutato. Abbiamo però ritenuto di fare un passo indietro perché riteniamo che il format fieristico, in particolar modo nei mercati più maturi, non sia più allineato alle nostre esigenze ed a quelle del consumatore moderno, legato sempre più alle esperienze a contatto con i luoghi di produzione e all'ospitalità su cui punteremo sempre di più. Ma il legame con Vinitaly resta, il prossimo 3 aprile a Verona, nei padiglioni della Toscana e del Piemonte, faremo una giornata formativa come Fondazione Banfi con un approfondimento sul Sangiovese che da sempre è al centro del nostro progetto Sanguis Jovis".

Premio Gambelli, presentata edizione n.11

Leonardo Tozzi e Fabrizio BindocciPresentato questa mattina, presso lo stand del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino, in occasione di Vinitaly, l’undicesima edizione del Premio Giulio Gambelli dedicato al Maestro del Sangiovese scomparso nel 2012. Il riconoscimento è promosso da Aset Toscana (Associazione Stampa Enogastroagroalimentare Toscana) e dal network IGP - I Giovani Promettenti costituito da Lorenzo Colombo, Roberto Giuliani, Carlo Macchi, Luciano Pignataro e Stefano Tesi.

“Un appuntamento che ormai ha una storia e che negli anni si è visto crescere nelle candidature dei giovani enologi; l’emozione dei premiati, l’entusiasmo dei partecipanti, dimostrano quanto ancora sia viva la professionalità e la figura di Giulio Gambelli; nel nostro piccolo abbiamo voluto creare un elemento di memoria per questo importante professionista del mondo del vino”, dice il presidente di Aset, Leonardo Tozzi.

Per Fabrizio Bindocci, presidente del Consorzio del vino Brunello di Montalcino, “Giulio Gambelli ha fatto la storia del vino toscano e il suo è stato un contributo fondamentale per tutta l’enologia italiana. A novembre, nel corso di Benvenuto Brunello, avremo il piacere di ospitare l’undicesima edizione del riconoscimento intitolato alla sua memoria che premierà il giovane enologo che più si è avvicinato alla sua idea di fare vino. Non dobbiamo infatti dimenticare che l’enologia rappresenta quell’anello di congiunzione che ha contribuito al salto di qualità del vino italiano sul mercato globale”.

Ogni anno viene premiato l’enologo il cui lavoro abbia saputo incarnare al meglio l'idea di vino portata avanti da Giulio Gambelli: esaltazione delle tipicità di ogni vitigno, delle caratteristiche del territorio e dell’annata vendemmiale. Come nelle precedenti edizioni alla selezione dei candidati contribuirà un panel di giornalisti di settore, ognuno dei quali potrà indicare fino ad un massimo di due nominativi. A ciò si affiancherà anche quest'anno la possibilità, per gli enologi in possesso dei requisiti richiesti, di inviare la propria autocandidatura. Tra i requisiti fondamentali essere un professionista che nell’anno solare di emanazione del bando non abbia superato i 40 anni di età e abbia una laurea in enologia.

La cerimonia di premiazione avverrà in occasione del Benvenuto Brunello che si svolgerà a Montalcino a novembre. Il premio sarà infatti ospitato dal Consorzio del Vino Brunello di Montalcino. Al vincitore, oltre alla targa, un assegno di 1.500 euro possibile grazie al sostegno di alcune delle aziende di cui Giulio Gambelli fu storicamente amico e consulente: Bibbiano, Fattoria di Rodàno, Il Colle, Montevertine, Ormanni, Poggio di Sotto. Restano partner del concorso il Consorzio Vino Chianti Classico, il Consorzio Vino Nobile di Montepulciano, il Consorzio Vino Brunello di Montalcino e il Consorzio del Vino Vernaccia di San Gimignano.

La scadenza delle candidature è fissata al 31 agosto 2022. Il bando di concorso è visionabile su https://www.asettoscana.it/premio-giulio-gambelli/

Questo l’Albo d’oro con i nomi dei vincitori del Premio Gambelli:

Fabrizio Torchio (2013)
Gianluca Colombo (2014)
Francesco Versio (2015)
Sebastian Nasello (2016)
Diego Bonato e Luca Faccenda (2017)
Luigi Sarno (2018)
Angela Fronti (2019)
Ivan Misuri (2020)
Alessandro Campatelli (2021)
Fabio Mecca (2022)

Partito Vinitaly. Valore produzione, Brunello è leader

Lo stand del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino a VinitalyIeri a Verona lo "start" per il Vinitaly n.54, quello della ripartenza. Sono 132 le cantine di Montalcino che fino a mercoledì 13 aprile animeranno gli spazi di Veronafiere, di cui 63 riunite nello stand del Consorzio del Brunello (padiglione 9 – isole B4, B5, B6, B7 e B8). Nell’isola del Consorzio (Pad. 9, B4) per tutta la durata della manifestazione, sono previste degustazioni su appuntamento. Oggi, lunedì 11 aprile (ore 16, Auditorium Verdi, PalaExpo) l’asta benefica “Vini per la pace” organizzata in favore dei rifugiati ucraini dal Consorzio del Brunello di Montalcino in collaborazione con il Consorzio del Vino Chianti Classico e Consorzio Tutela Vini Bolgheri e Bolgheri Sassicaia con il ricavato che andrà alla Caritas Diocesana di Siena-Colle di Val D'Elsa-Montalcino, per essere destinato ad una serie di strutture di accoglienza per famiglie di profughi ucraini.
Intanto Ismea ha fotografato il 2021 del vino italiano. Come ha riportato WineNews.it, il fatturato del vino italiano ha raggiunto i 13 miliardi di euro, suddiviso tra le 310.000 imprese viticole del Belpaese (46.000 aziende vinificatrici, e il 55% della produzione legato a 518 grandi cooperative), che contano su una superficie vitata di 674.000 ettari (in crescita del +0,4% sul 2020, per una media di 2,17 ettari ad azienda). La produzione, così, è arrivata a quota 50 milioni di ettolitri (+3% sul 2020), di cui il 55% a Indicazione Geografica: in tutto, le Dop e le Igp sono 526: 74 Docg, 334 Doc e 118 Igt.

Alla produzione, tra le Dop italiane quella che spunta il prezzo più alto è il Brunello di Montalcino: 988,85 euro ad ettolitro. Sul podio salgono anche Amarone della Valpolicella (937,5 euro a ettolitro) e Barolo (800 euro a ettolitro). Quindi Barbaresco (580 euro a ettolitro), Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore (301,92 euro a ettolitro), Chianti Classico e Nobile di Montepulciano (entrambi a 288,46 euro a ettolitro), Alto Adige Pinot Grigio (260 euro a ettolitri) e Prosecco (247,88 euro a ettolitro).

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