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“Il Covid-19 uccide il turismo del vino”

Donatella Cinelli ColombiniTra le vittime economiche del Covid-19 rientra a pieno diritto il comparto del turismo. A dirlo sono i numeri ricordati da Donatella Cinelli Colombini, ideatrice della giornata Cantine Aperte (nata a Montalcino come progetto pilota in Toscana e poi sviluppata in tutta Italia) e prima promotrice del turismo del vino in Italia. Il comparto turistico somma un miliardo e quattrocento milioni di viaggiatori l’anno con un business mondiale intorno a 1.300 miliardi che adesso è bloccato dalla paura. La reclusione in casa ha aumentato la percezione di pericolo rispetto a tutto quello che sta fuori delle mura domestiche per cui le vacanze, più che momenti di evasione, possono apparire come momenti frenati dall’ansia. In questo disastroso 2020, è il pensiero di Donatella Cinelli Colombini, ogni Paese cercherà di tenere i cittadini nei propri confini nazionali e probabilmente anche gli italiani faranno viaggi di prossimità. Per questo regioni come la Toscana, dove gli arrivi dall’estero hanno percentuali molto alte, Usa in testa (9% degli arrivi totali), non dormono sonni tranquilli. Il turismo estero vale oltre 40 miliardi per l’Italia. E per Montalcino gli scenari quali sono? “La Valdorcia - dice alla Montalcinonews Donatella Cinelli Colombini - guardando i dati Irpet 2018 somma 253.000 turisti italiani e 345.000 stranieri, ovvero il 58%. Europa e Inghilterra (29,9%) e Nord America (14,9%) coprono quasi tutta questa fetta ma aggiungo che la preoccupazione riguarda anche l’occupazione. L’ultimo dato rilevato del Pil, riferito al 2015, assegnavano al turismo, per posti come Montalcino e Montepulciano, il 25%. Per la Valdorcia, nel 2016, gli occupati nel turismo raggiungevano il 33%. Si prevede un impatto veramente pesante. Quanto inciderà la mancanza di vendita diretta del vino in azienda? Per Montalcino stimo il 15% ma a questa percentuale va aggiunta anche quella indiretta derivata da enoteche e ristoranti. Quando avremo la riapertura ci saranno dei limiti e molti potrebbero decidere di non riaprire”.

Nella nota stampa Cinelli Colombini aveva spiegato come è “più grave la situazione in campagna dove il turismo si è sviluppato negli ultimi anni sotto forma di agriturismo e turismo enogastronomico. In queste zone, ad esempio, i ristoranti non hanno, oppure hanno pochissima clientela locale e, rispetto ai colleghi di città non possono usare il delivery come alternativa. Non escluderei che molti decidessero di rimanere chiusi per tutto il 2020. Oltre alla diminuzione dei flussi turistici esiste infatti un altro aspetto da considerare: gli effetti dell’eventuale contagio dove, per ora, l’epidemia di coronavirus è stata quasi assente. Prendiamo in esame le attività turistiche più problematiche, quelle delle aziende agricole - ricettività, ristorazione e enoturismo - che sono accessorie e spesso in promiscuità, con i lavori propriamente agricoli. Portando i visitatori in azienda aumenta il numero delle misure protettive da prendere nell’impresa nel suo complesso, ma soprattutto aumenta la probabilità di contrarre il covid. In una simile eventualità l’obbligo di quarantena potrebbe riguardare sia chi lavora nell’hospitality che il personale di cantine, uffici, vigneti e altre attività tipicamente rurali, con il blocco totale di ogni produzione”. Dunque per le destinazioni del turismo enogastronomico il futuro prossimo appare molto preoccupante. “Per restringere alle sole cantine, l’esame dei problemi turistici creati dal coronavirus, è ipotizzabile che le 25.000 aziende enologiche italiane aperte al pubblico e fra esse le 5-8.000 ben organizzate per l’hospitality, occupino intorno a 30.000 dipendenti stagionali addetti all’enoturismo, oltre al personale a tempo indeterminato e ai membri delle famiglie produttrici. Tutte persone che potrebbero rimanere senza lavoro. Se andiamo a vedere il contraccolpo economico della mancanza di vendita diretta nelle cantine abbiamo dati altrettanto sconfortanti: 2-2,5 miliardi di euro che costituiscono una liquidità importante per le imprese italiane ma soprattutto una fonte di guadagno con marginalità nettamente più alta rispetto ai normali canali commerciali”. Senza dimenticare che il vino “smuove” anche altri settori dallo shopping fino all’intrattenimento.

“Secondo i dati della Banca d’Italia (2019) - ricorda Cinelli Colombini - i turisti esteri in Italia spendono 12 miliardi all’anno in cibo e vino consumato nei pasti oppure acquistato come shopping goloso. Un autentico motore per la ristorazione e i negozi di tutte le città turistiche. Un motore che oggi è spento e farà rallentare anche chi riforniva questi luoghi di consumo e vendita cioè le cantine e i produttori di specialità alimentari di eccellenza. Non scordiamoci che fino allo scorso anno metà dei 58 milioni di turisti stranieri in Italia aveva comprato almeno una bottiglia di vino”.

Biondi-Santi, la Riserva 2012 è da 100/100

Il Brunello di Montalcino Riserva 2012 della Tenuta Greppo è l’ultimo vino firmato da Franco Biondi SantiArriva un altro importante risultato internazionale per il Brunello di Montalcino che si conferma ai vertici per storia, qualità e unicità ancora una volta al top in quanto ad eccellenza. Il Brunello di Montalcino Riserva 2012 di Biondi-Santi ha ottenuto l’ambito riconoscimento dei 100/100 di “Wine Enthusiast”. Kerin O’Keefe, wine-critic tra le più importanti al mondo ed Italian Editor del prestigioso magazine americano, lo ha descritto come “la Biondi-Santi Riserva per antonomasia, che riflette lo stile che ha reso famosa l’azienda, ma mostra chiaramente il tratto distintivo di estrema eleganza di Franco (Biondi Santi ndr)”. Biondi-Santi è la griffe storica che ha inventato il Brunello alla fine dell’Ottocento alla Tenuta Greppo a Montalcino, oggi è di proprietà del gruppo francese Epi della famiglia Descours. Kerin O’Keefe è entrata nei dettagli su un vino che l’ha pienamente convinta. “Nel 2012 questo livello di finezza non era facile da raggiungere -scrive nella newsletter in uscita il 16 marzo e poi nell’edizione di maggio del magazine “Wine Enthusiast”, anticipate da WineNews - nel complesso l’annata è stata caratterizzata da una stagione vegetativa calda, ma le piogge di fine agosto e inizio settembre hanno restituito equilibrio alle uve. Nonostante le temperature estive elevate, la Riserva 2012 di Biondi-Santi mostra notevole freschezza ed equilibrio, anche grazie all’altitudine e alla posizione dei vigneti dell’azienda, dove le fresche temperature notturne rinfrescano le uve. Ma il merito va anche a Franco e alla sua incrollabile fiducia nella vendemmia precoce per preservare i livelli di acidità”. Un pioniere, Franco Biondi Santi, omaggiato nella Riserva 2012 da una dedica e da un pendaglio che racconta i suoi successi. La 2012 è la sua ultima Riserva: doveva uscire sul mercato nel 2019 ma Biondi-Santi ha deciso di attendere un anno per dare a questo vino statuario del tempo in più per affinarsi e trovare così il suo equilibrio ideale.

Il Brunello al centro del mercato: ultimi rumors

Cinema, architettura e vino alla Cantina di MontalcinoIl Barolo, i vini di Bolgheri e il Brunello di Montalcino. Guardando le classifiche dedicate ai fine wine, i prezzi delle bottiglie, i giudizi della critica internazionale e nazionale, ed anche la capacità di attrarre investimenti in vigneti e cantine, non è un azzardo dire che è questa, negli ultimi anni, la triade dei territori “blue chips” del vino italiano. Lo testimoniano anche i valori fondiari, arrivati a livelli di grande importanza: secondo le stime WineNews, nel Barolo si parla di oltre 1,2 milioni di euro ad ettaro, cifra che triplica nei cru più prestigiosi; a Bolgheri, in pochi anni, si è arrivati ai 500.000 euro ad ettaro; a Montalcino un ettaro a Brunello quota sui 900.000 euro a valori di mercato (diversi dalle stime del Crea, per esempio, che calcola una forbice tra i 250.000 ed i 700.000 euro ad ettaro). Ed il 2020, con ogni probabilità, vedrà proprio Montalcino al centro delle cronache, sia dal punto di vista enoico che sul fronte del “mergers & acquisitions” di aziende e cantine. Grazie ad un fascino che sembra immune ai mutamenti delle mode del mercato, e all’attenzione dei media e del mercato che calamiteranno, inevitabilmente, due grandi annate, come è già stata giudicata la 2015, che sta per arrivare sul mercato, definita come una delle migliori annate di sempre per il Brunello, e come la 2016, che, a detta di tanti, potrebbe essere ancora superiore per qualità.

Veduta aerea di MontalcinoDai rumors raccolti dal sito Winenews.it, infatti, sono tante le realtà del territorio che stanno attirando l’interesse degli investitori, con tante offerte già sul piatto, e con in gioco player di primissimo piano. Compresi grandi nomi del vino di Francia, che andrebbero dai grandi gruppi del lusso a nomi icona di territori come Bordeaux, che, anche sulla scia dell’investimento degli anni scorsi da parte della famiglia Descours (che con il Gruppo Epi ha acquisito la “culla” del Brunello, la Tenuta Greppo di Biondi Santi) avrebbero messo gli occhi sia su realtà di primo piano, anche per dimensioni, del territorio, che su piccole griffe di assoluto prestigio. Non ci sarà da stupirsi, dunque, se dal territorio arriveranno, nelle prossime settimane, tante notizie, anche clamorose, di passaggi di mano o di nuove partnership imprenditoriali nella proprietà di marchi e cantine.

Intanto, non mancano affari ufficialmente in corso, come quello che vede avvicinarsi una nuova proprietà per la Cantina di Montalcino (oggi di proprietà della Cantina Leonardo da Vinci Sca), realtà peculiare per più motivi. Non solo perchè è l’unica cooperativa vinicola presente a Montalcino (con una produzione sulle 280-300.000 bottiglie tra Rosso di Montalcino e Brunello di Montalcino), ma anche perchè, pur non avendo ettari di vigna di proprietà, è una cantina moderna sia nella forma (fa parte del circuito “Toscana Wine Architecture” , che riunisce 14 grandi cantine d’autore della Regione, e per la sua ristrutturazione, negli anni scorsi, sono stati investiti 15 milioni di euro) che, nella sostanza, tra attrezzature e strumenti per la vinificazione, e presenta un “plus” non da poco, ovvero “Montalcino” nel proprio nome sociale. Un affare che, stando ai rumors, potrebbe aggirarsi su un valore intorno ai 20 milioni di euro, e che è solo una “spia” dell’interesse fortissimo che c’è su Montalcino e sulla collina del Brunello.

“Montalcino ed il suo Brunello si confermano grandi attrattori di investimenti - commenta, a Winenews.it , uno dei massimi esperti del settore mergers & acquisitions in Italia, Lorenzo Tersi, alla guida di LT Wine & Food Advisory - ed è un dato di fatto confermato dagli addetti ai lavori che, in questo momento, in particolare ci sia un grande interesse da parte di player nazionali ed internazionali, inclusi i francesi, a mettere radici nel territorio attraverso l’acquisizione di cantine o l’ingresso nel capitale della proprietà di realtà grandi e piccole, ma sempre di grande ed assoluto prestigio mondiale”.

Tutti elementi che lasciano immaginare un 2020 davvero ricco di notizie in arrivo dalla terra del Brunello.

“Il Campaccio”, Illy fa crescere enoturismo a Montalcino

Lo chef Adriano AntonelliFra due poderi a Castelnuovo dell’Abate, all’estremo lembo sud-est del Comune di Montalcino, nel punto più alto di una tenuta di 96 ettari e all’interno di una cornice panoramica fra le più particolari del paesaggio toscano, Riccardo Illy presidente dell’azienda vinicola Mastrojanni e consigliere unico del Polo del Gusto Illy (società appena costituita e che raggruppa le eccellenze aziendali non caffè del Gruppo Illy), ha da poco completato la prima fase dell’importante investimento di oltre 2 milioni di euro servito ad ampliare la propria offerta di incoming enoturistico in Toscana. Si tratta di un relais di lusso che dispone di 6 camere matrimoniali, 5 suite e di una piscina panoramica aperta sulla val d’Orcia.

La piscina del Relais MastrojanniLa storica produzione ultra quarantennale di Brunello di Montalcino raccolta in oltre 39 ettari vitati, si è quindi arricchita in Mastrojanni di uno spazio per weekend, vacanze e wine tour privati, per chi cerca il connubio fra emozionanti panorami, pieno relax e ottime degustazioni, da oggi ulteriormente valorizzate dal nuovo ristorante interno al borgo storico e dalla cucina dello chef Adriano Antonelli. Il ristorante “Il Campaccio” - da cui si può godere di un panorama incantevole - si articola in 100 metri quadrati di superficie interna e terrazze e può ospitare fino a 30 persone. Il locale è situato al piano terra del relais. A tavola, l’esperienza culinaria è assicurata dallo chef Antonelli, classe 1988, autentico artista del sapore. Un percorso di formazione eterogeneo ed eclettico il suo, diplomato in pittura e restauro e solo successivamente arrivato al mondo dell’alta cucina. Attraverso i suoi piatti lo chef sa quindi portare contaminazioni di esperienze artistiche diverse, dando forma a una cucina creativa che, attraverso i prodotti locali e la storia gastronomica della Toscana, intende ripercorrere ricordi, esperienze e stagionalità. Per l’inizio del 2020 è infine previsto il completamento di un ulteriore lotto del Relais, che ospiterà una nuova reception e l’area wellness, concludendo così l’intero progetto di recupero del Borgo e affiancando tutti i migliori servizi di hospitality a quelli di visita e degustazione in cantina.

Ristorante Il Campaccio“Con l’apertura del ristorante in Mastrojanni - spiega l’amministratore delegato Andrea Machetti - completiamo un percorso triennale di ristrutturazioni e investimenti, compresa la nuova cantina di affinamento, tutti effettuati con l’intenzione di promuovere al meglio l’enoturismo della zona di Montalcino, cercando di incrementare ulteriormente l’attrazione del brand territoriale attraverso la qualità dei nostri servizi. Vogliamo far vivere a ospiti e wine lover l’esperienza di degustazione nel luogo di produzione del vino, perché crediamo che questo sia il miglior percorso di promozione non solo del nostro Brunello, ma anche della Toscana, dei suoi sapori e dei suoi incantevoli luoghi”.

Poggio Landi, il gioiello di Montalcino di Bulgheroni

Alejandro BulgheroniPoggio Landi, la più recente delle tenute del gruppo Alejandro Bulgheroni Family Vineyards Italia, si è inaugurata nella giornata di oggi a Montalcino anche se le visite si erano già aperte nel weekend di Benvenuto Brunello. Presenti numerosi produttori e i vertici del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino, tra cui il presidente Patrizio Cencioni e il direttore Giacomo Pondini. La tenuta, che si trova in Località Podere Belvedere, nasce dal restyling di una cantina esistente costruita nel 2005. I lavori di ristrutturazione hanno visto il risanamento completo delle cantine di vinificazione e di invecchiamento insieme alla ristrutturazione dell’area destinata all’ospitalità e all’accoglienza, un progetto di qualità che ha previsto l’investimento di circa 2 milioni di euro. I lavori hanno coinvolto, oltre alla cantina, anche la Villa Belvedere, che per adesso è destinata a rimanere un’esclusiva dimora dove ospitare clienti e amici. Dotata anche di una grande terrazza che si affaccia sulla Valdorcia, la tenuta vanta circa 74 ettari vitati, di cui 33 a Brunello Docg, distribuiti su tre macro zone: la collina di Montosoli, San Polo-La Crociona e Torrenieri. Diversi terreni ed esposizioni con altitudini che variano dai 175 ai 500 metri sul livello del mare, assicurano la diversità di espressione dei terroir di Montalcino. Sono tre attualmente i vini in portafoglio: Brunello di Montalcino Docg 2013, il Brunello di Montalcino Docg Riserva 2012 e Rosso di Montalcino Doc 2016. Alejandro Bulgheroni, magnate argentino del petrolio, tra gli uomini più ricchi del mondo, ha una presenza consolidata nel mondo del vino in Toscana nelle principali denominazioni della regione. La crescita della griffe Poggio Landi ha tutte le carte in regola per diventare un punto di riferimento a Montalcino per l’accoglienza di lusso e la degustazione dei grandi vini del territorio.

Ecco i vini italiani più cercati dai wine-lovers

Degli scaffali ricolmi di bottiglie pregiateVere e proprie perle enoiche, tanto rare quanto amate, non per tutti, ma tanto popolari da far parte, ormai, dell’immaginario comune dei wine lovers di tutto il mondo: sono i “Most Popular” ed i “Most Expensive” tra i grandi vini italiani secondo “Wine Searcher”, che il sito Winenews.it rilancia in Italia, messi in fila dalle ricerche e dagli acquisti online di milioni di utenti. Tra i più popolari, svetta il Sassicaia di Tenuta San Guido, forte anche dei premi della critica italiana ed internazionale degli ultimi mesi (dal n. 1 della “Top 100” di “Wine Spectator” per l’annata 2015, ai 100/100 per la 2016 assegnato da “The Wine Advocate”, la cui corrispondente dell’Italia è Monica Larner), seguito dal Tignanello dei Marchesi Antinori, primo vino rosso moderno assemblato con varietà non tradizionali, come Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc, e dall’Ornellaia, altro grande protagonista del mercato del lusso. Ai piedi del podio il Masseto, che ha da poco inaugurato la sua nuova casa, seguito dal Solaia dei Marchesi Antinori, quindi il Barolo Riserva Monfortino di Giacomo Conterno, giusto davanti al Brunello Case Basse di Gianfranco Soldera, da qualche anno diventato Toscana Igt, senza perdere nulla del proprio fascino. A chiudere la Top 10, un’altra icona delle Langhe come il Barolo di Bartolo Mascarello, Le Pergole Torte di Montevertine ed un simbolo dell’Italia enoica come il Barbaresco di Gaja. Tra le etichette più care, invece, in vetta c’è il Barolo Riserva Monfortino di Giacomo Conterno, che nelle centinaia di enoteche online messe insieme da “Wine Searcher”, si trova ad un prezzo medio di 1.053 euro a bottiglia, il Masseto a 667 euro ed il Brunello di Montalcino Case Basse di Gianfranco Soldera a 625 euro. Subito dietro ai primi tre, la storia del Sangiovese Grosso, il Brunello di Montalcino Biondi Santi - Tenuta il Greppo, a 499 euro a bottiglia, davanti al Colore di Bib Graetz (414 euro) ed al Barolo Etichetta d’Artista di Bartolo Mascarello (396 euro). Tra i grandi classici, in Italia come all’estero, il Vin Santo di Montepulciano Occhio di Pernice di Avignonesi, che spunta un prezzo medio di 389 euro a bottiglia, proprio come il Barolo Rocche di Castiglione Falletto di Bruno Giacosa. A chiudere la classifica dei dieci vini più costosi del Belpaese, il Sorì San Lorenzo (384 euro) ed il Sorì Tildin (363 euro), entrambi di Gaja.

Tenuta Greppo-Biondi Santi, un paradiso per i wine-lovers

La Tenuta Greppo tra i vigneti di Brunello a MontalcinoSe è vero che un grande vino ha un sapore ancor più buono se lo si degusta tra i vigneti in cui è prodotto, spesso coltivati in territori tra i più affascinanti al mondo, uno su tutti è il luogo dove andare per conoscere il Brunello e la sua storia di successo, e dai cui vigneti iniziare il proprio viaggio alla scoperta di uno dei vini italiani più famosi al mondo: la Tenuta Greppo-Biondi Santi a Montalcino, dove nell’Ottocento la famiglia Biondi Santi ha inventato il Brunello, oggi di proprietà del gruppo Epi della famiglia francese Descours, unica italiana tra le “Great wineries to visit in 2019” per il magazine Uk Decanter, fa sapere in Italia il sito Winenews.it. Una guida di viaggio per veri wine lovers, con mete di altissimo livello nei territori del vino più famosi al mondo, che vanno dalla Te Mata Estate nella Hawke’s Bay in Nuova Zelanda, la cui collezione di vecchie annate testimonia l’ascesa enoica della regione, alla Penfolds Magill Estate ad Adelaide, nel Sud dell’Australia, un must per gli appassionati di vino. Così come è impossibile non visitare almeno una volta nella vita un mostro sacro di Bordeaux come Château Mouton Rothschild, e un mito della Champagne come Ruinart. Ma ci sono anche un produttore storico della Napa Valley, in California, come Joseph Phelps, e una cantina simbolo della new-wave dello stesso territorio, come Ashes and Diamonds. A seguire, Casal de Armán, tra le cantine artefici della rinascita della Denominazione del Ribeiro in Galizia, in Spagna, la biodinamica Matetic Vineyards a Valparaíso in Cile, e Ken Forrester Vineyards nella celeberrima regione di Stellenbosch in Sudafrica.

Top 100 Wine Spectator, il 19 la classifica finale

Calici di BrunelloIl primo nome italiano c’è già. Iniziato il “count down” della classifica enoica più attesa dell’anno, la “Top 100” del magazine Usa “Wine Spectator”, che fino al 16 novembre svelerà, posizione dopo posizione, il vertice della sua graduatoria fino ad arrivare alla classifica completa che sarà svelata il 19 novembre. L’Italia ha giù un posto nella top 10 e precisamente al n. 9 con l’Etna San Lorenzo 2016 di Tenuta delle Terre Nere di Marc de Grazie: è la conferma della crescita della Sicilia enoica e di uno dei suoi territori d’elezione. E così il Belpaese si piazza già in quella “top 10” in cui, nel 2017 l’unico italiano è stato il Brunello di Montalcino 2012 di Casanova di Neri, il migliore delle 16 etichette d'Italia, lo stesso numero del 2016 (mentre il record tricolore è del 2001, quando furono ben 21). L’Italia, fino ad oggi, ha conquistato per tre volte il primo posto in 28 edizioni, nel 2000 con il Solaia 1997, nel 2001 con l’Ornellaia 1998 e nel 2006 con il Brunello di Montalcino 2001 Tenuta Nuova di Casanova di Neri.

Tv americana ad Argiano per un documentario musicale

Riprese per un documentario ad ArgianoUn altro riconoscimento d’eccellenza per Montalcino. Ieri ad Argiano è stata registrata una puntata che farà parte di un documentario per la televisione americana PBS. Il titolo del progetto è “Now You hear this” e molto probabilmente andrà in onda ad aprile 2019. Si tratta di sei puntate dedicate ad altrettanti grandissimi compositori, scelti dal maestro Scott Yoo, ma che prestano attenzione anche ai luoghi che hanno avuto una certo tipo di influenza. Vivaldi è stato girato fra Firenze e Venezia, Back in Germania. Per Händel, che si è formato inizialmente in Italia, per sottolineare lo “stile italiano” sono stati scelti tre simboli: la Ferrari a Maranello, una sartoria “su misura” a Roma e il Brunello di Montalcino ad Argiano dove il Ceo Bernardino Sani ha spiegato anche alcuni particolari sulla vendemmia: d’altronde questi sono proprio i giorni della raccolta dell’uva.

Il pianoforte e una scenda del documentario ad Argiano“C’è stato precedentemente un sopralluogo nel mese di luglio – commenta Bernardino Sani – perché la produzione cercava un’azienda di Montalcino rappresentativa. Si tratta di una televisione molto importante, il regista è Henry Lynch e il protagonista Scott Yoo insieme ad Antonio Artese che attualmente frequenta la Chigiana. Il pianoforte è stato suonato proprio nella cantina di Argiano”. Ciak si gira, ovviamente nelle terre del Brunello.

Col d’Orcia entra tra I Grandi Marchi del Vino italiano

Francesco Marone CinzanoCol d’Orcia entra a far parte dell’Istituto del Vino Italiano di Qualità Grandi Marchi, l’associazione che raduna 19 delle griffe più rappresentative e prestigiose del Belpaese enoico. Col d’Orcia rappresenterà una denominazione e un territorio, il Brunello di Montalcino, tra le più conosciute e apprezzate dell’enologia italiana e sui mercati internazionali. La “new entry” prende il posto della Società Agricola Greppo - Biondi Santi che, in seguito ai nuovi assetti societari, ha deciso di lasciare l’Istituto nei mesi scorsi. Come riporta il sito specializzato WineNews, con 140 ettari vitati, di cui 108 destinati alla produzione di Brunello, l’azienda, guidata dal 1992 dal Conte Francesco Marone Cinzano, è ormai passata completamente alla gestione bio, e nelle sue cantine vanta una collezione di 50.000 bottiglie di vecchie annate di Brunello, un vero e proprio tesoro. “Sono lieto di poter annunciare, a nome di tutti gli amici soci dell’Istituto Grandi Marchi, l’ingresso di un’altra famiglia di grande prestigio nella nostra compagine”, ha commentato Piero Mastroberardino, presidente dell’Istituto, accogliendo Col d’Orcia. Francesco Marone Cinzano si è invece detto “felice ed onorato di far parte di questo gruppo prestigioso, con l’intenzione di poter contribuire alla continua crescita e diffusione dei vini italiani nel mondo”.

Queste le aziende dell’Istituto del Vino Italiano di Qualità Grandi Marchi: Alois Lageder, Argiolas, Ca’ del Bosco, Michele Chiarlo, Carpenè Malvolti, Col d’Orcia, Donnafugata, Ambrogio e Giovanni Folonari Tenute, Gaja, Jermann, Lungarotti, Masi, Marchesi Antinori, Mastroberardino, Pio Cesare, Rivera, Tasca D’Almerita, Tenuta San Guido, Umani Ronchi.

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