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Zafferano, stagione di raccolta positiva

ZafferanoTra le eccellenze di Montalcino c'è anche lo zafferano, spezia che da noi ha una lunga tradizione e un uso in molte ricette. Quello che è conosciuto anche come “l’oro rosso di Montalcino”, coltivato da queste parti fin dal Medioevo, sta avendo una bella riscoperta. Alla fine dell’Ottocento la produzione si interruppe ma negli ultimi decenni l’interesse, per fortuna, sta crescendo considerevolmente. Per sottolineare la storia e il legame tra Montalcino e lo zafferano basti pensare che nel 1857 Clemente Santi, il padre del Brunello di Montalcino, vinse il premio alla prestigiosa esposizione agraria Toscana con lo “Zafferano del suolo montalcinese” che fu particolarmente apprezzato per qualità e profumo.

I produttori del territorio salutano una stagione di raccolta positiva. Per Massimo Bindi di Pura Crocus (azienda nata da una idea dello stesso Bindi insieme a Marzio Saladini e Alessandro Pecci) che produce alcuni chilogrammi nei due campi che si trovano a Montalcino (dove c’è anche il laboratorio e il punto vendita) e San Quirico “si esce da un periodo di raccolta entusiasmante ma anche stancante. A causa della siccità abbiamo avuto bulbi piccolissimi e quindi un raccolto immenso che ha dato una resa più bassa anche se maggiore dello scorso anno. La fioritura è stata di circa 40 giorni, per quanto riguarda la qualità dobbiamo fare ancora le analisi ma credo che sia eccellente. Noto un aumento della consapevolezza del prodotto e questo è positivo”. Anche se la concorrenza è importante, la qualità del prodotto coltivato in Valdorcia è di livello assoluto. Pura Crocus ha una produzione 100% biologica, fa parte dell’Associazione Italiana Zafferano ed è tra le principali realtà a livello nazionale.

“È stata una bella raccolta, molto anticipata visto il caldo ma sopra la media come quantità”, dice Arturo Galiati de “L’arte dei semplici”, che ha iniziato a produrre zafferano con la moglie Viviana Tarducci (dell’azienda Padelletti) dal 2019 a Montalcino, in località La Croce, mettendo inizialmente 50.000 bulbi. “Quest’anno ho visto anche l’interesse di alcuni montalcinesi, che mi hanno chiesto se potessero darci una mano per la raccolta. L’azienda è biologica e “biosinergica”. Non utilizziamo nessun tipo di sostanze chimiche. Solo rovesci, concimazioni naturali e riposo del terreno attraverso una rotazione biennale. Per adesso vendiamo solo a privati. Da quest’anno abbiamo iniziato una collaborazione col Caseificio dei Barbi, stiamo facendo delle prove per un formaggio allo zafferano”. L’azienda “L’arte dei semplici” produce pure olio (a breve arriverà il miele) e propone un servizio interessante per Montalcino: l'agricampeggio.

A livello regionale, Coldiretti ha “fotografato” lo scenario. Fiori più piccoli, raccolto in anticipo e produzione in calo (tra il 10% ed il 20%) a causa del terreno che è rimasto arido per lungo tempo per effetto del prolungato periodo di assenza di precipitazioni e del caldo anomalo in autunno ma qualità salva per lo zafferano Made in Tuscany. Partita in anticipo, anche di due settimane in alcune aree della Toscana, la raccolta del fiore dell’oro rosso crocus sativus si può dire ormai terminata. Tra le regioni storicamente vocate alla coltivazione della spezia più pregiata e costosa del mondo (se ne hanno tracce già a partire dal Medioevo), in Toscana, ha spiegato Coldiretti, si coltivano tra i 6 ed i 7 ettari di zafferano per lo più con metodo biologico da piccole aziende agricole per una produzione tra i 60 ed i 70 chilogrammi. Lo zafferano è capace di adattarsi sia al freddo che al caldo e, come ha spiegato il presidente di Coldiretti Toscana Fabrizio Filippi, questa “è stata una stagione meno complicata rispetto ad altre colture. Negli ultimi anni la coltivazioni di questa straordinaria spezia, la cui essenza versatile e ricca di proprietà ha molte applicazioni ed usi, si è fatta largo nella nostra regione anche se siamo di fronte ancora ad estensioni molto ridotte e frammentate. Purtroppo, come molti alti prodotti del nostro Made in Tuscany di qualità, è oggetto di contraffazioni ed adulterazioni”.

Zafferano, annata positiva e interesse in forte crescita

Lo zafferano è una delle eccellenze di Montalcino (foto pagina Facebook: Pura Crocus)Una stagione positiva per lo zafferano. L'oro rosso di Montalcino, coltivato da queste parti fin dal Medioevo, sta avendo una piacevole riscoperta. Già perché se alla fine dell'Ottocento la produzione si interruppe, negli ultimi decenni tutto si è rimesso in moto e l'interesse sta crescendo considerevolmente. Per sottolineare la storia e il legame tra Montalcino e lo zafferano basti pensare che nel 1857 Clemente Santi, il padre del Brunello di Montalcino, vinse il premio alla prestigiosa esposizione agraria Toscana con lo “Zafferano del suolo montalcinese” che fu particolarmente apprezzato per qualità e profumo. A Montalcino l'azienda agricola Pura Crocus ha lavorato per riportare ad un ruolo di spicco lo zafferano della Valdorcia. Una produzione di alcuni chilogrammi nei due campi che si trovano a Montalcino (dove c'è anche il laboratorio e punto vendita) e San Quirico per una realtà, la produzione è 100% biologica, che fa parte dell'Associazione Italiana Zafferano e che è tra le principali a livello nazionale. Un progetto nato da tre amici di Montalcino, Massimo Bindi, Marzio Saladini e Alessandro Pecci che partiti con 50 kg di bulbi ereditati dai nonni sono arrivati oggi ad averne 100 quintali. “Come annata è stata positiva - commenta Bindi a Montalcinonews.com - abbiamo avuto un terzo del prodotto in più. Sì, è vero che è piovuto poco ma lo zafferano non vuole l'acqua. La fioritura che generalmente dura un mese scarso è durata oltre novanta giorni. Vedremo poi i bulbi come stanno ma siamo contenti”. La raccolta dei fiori parte da ottobre e lo zafferano richiede una certa cura nei processi produttivi.

Intanto si registra una forte crescita di interesse per questa eccellenza. “Tutti lo vogliono piantare adesso - continua Bindi - tante aziende vengono a chiederci consigli. Anche dal mondo del vino c'è molto interesse sullo zafferano per differenziare la produzione. E poi ci sono un bel numero di famiglie di Montalcino, ne conosco una trentina, che lo coltivano per uso familiare e delle realtà che lo stanno producendo. C'è attenzione, dalle nostre parti è un ambiente perfetto perché dove viene bene la vite e l'ulivo lo stesso si può dire per lo zafferano. Parliamo di un prodotto che ha proprietà benefiche, collaboriamo anche con alcune Università, e che se tenuto al buio e all'asciutto per cinque anni è in grado addirittura di migliorare. Noi ci facciamo anche il miele con lo zafferano che è particolarmente richiesto dai ristoranti”.

Un marchio per valorizzare le nostre eccellenze

Sta per arrivare un marchio per valorizzare le eccellenze di Montalcino (come lo zafferano)Sfruttare la notorietà del Brunello per far conoscere e valorizzare le altre eccellenze di Montalcino, dal tartufo all’olio, dal miele allo zafferano, dal farro al formaggio, riuniti sotto un unico marchio collettivo, con lo scopo di rafforzare l’economia locale, dando lavoro a nuove attività e aiutando quelle esistenti. È uno degli obiettivi del Distretto Rurale di Montalcino, sistema di governance territoriale riconosciuto dalla Regione Toscana nel 2016 che riunisce le associazioni di categoria, le attività economiche del territorio e l’amministrazione comunale, rappresentata dal sindaco Silvio Franceschelli, che ne è presidente.

“Il Distretto Rurale - spiega il vicepresidente Stefano Cinelli Colombini - regolerà l’utilizzo del marchio, che è in fase di registrazione, affinchè lo si usi esclusivamente per alimenti prodotti, trasformati e confezionati a Montalcino. Il tutto sarà regolamentato da specifici disciplinari di produzione. L’obiettivo è di uscire già alla fine del 2020 con un marchio identificativo del Territorio”.

Se il Distretto Rurale sarà il proprietario del marchio, la gestione di quest’ultimo spetterà alla Fondazione Territoriale del Brunello, emanazione culturale del Consorzio del Brunello nata circa tre anni fa con la missione di reinvestire a Montalcino, attraverso progetti di sviluppo territoriali, parte dei profitti ottenuti dalla produzione e dalla vendita del Brunello. “Il nostro compito - sottolinea Roberto Terzuoli, consigliere della Fondazione e referente assieme a Francesco Marone Cinzano per il Distretto Rurale - è di promuovere il marchio, dargli una risonanza economica sul mercato e attribuirlo a prodotti legati storicamente al territorio. Non perdendo d’occhio il nostro obiettivo principale, ovvero l’attenzione verso il sociale”.

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