categoria: Uomini & Terra - 18 Dicembre 2025

L’arte dei “canestri” di Marino Ferretti tramandata a Marcella Boccardi 

Marino FerrettiUna tradizione di Montalcino, che diventa una vera e propria arte, e che in pochi oggi sono in grado di padroneggiare, tramandata da veri maestri artigiani  affinché “l’arte dell’intreccio”  non vada smarrita e continui a essere una delle peculiarità del territorio montalcinese: Marcella Boccardi, titolare dell’agriturismo La Casella a Montalcino, nella sua azienda insegna ai clienti che lo richiedono l’arte della produzione dei canestri, un’antica arte degli artigiani del territorio, che le è stata insegnata da  Marino Ferretti, persona nota e benvoluta a Montalcino. Una storia che riassume alla perfezione lo spirito della città del Brunello, fatto anche di un legame profondo con la natura e i suoi bioritmi.

“Mi ha sempre affascinato tutto ciò che riguarda l’artigianato – racconta alla MontalcinoNews Marcella Boccardi -, lo porto dentro il cuore. Nel corso degli anni i miei hanno acquistato un’azienda, un piccolo podere, da cui poi è nato un agriturismo. E siccome a me piace molto l’arte dell’intreccio, che è molto attinente all’azienda, ho pensato, oltre ai corsi di cucina, che si potessero organizzare delle lezioni. Sembra, tra l’altro, che proprio qui ci sia stato un magazzino durante il Medioevo dove costruivano proprio le ceste. Erano paragonate un po’ alle nostre borse, quando le persone entravano in paese per la via storica che portava dalla Val d’Orcia all’Amiata, passavano di lì, si fermavano e acquistavano le ceste che gli servivano”.

Marcella Boccardi aveva una passione, però aveva anche bisogno di un grande maestro: “Non avevo la possibilità di praticare e affinare quest’arte - racconta -. Così mi sono rivolta a Marino Ferretti, oggi ultra novantenne, “maestro artigiano”, persona squisitissima, disponibile, sempre pronto ad aiutare gli altri. Gli ho chiesto se mi faceva da insegnante per gli ospiti che volevano fare l’esperienza dell’intreccio all’interno dell’agriturismo e lui ha accettato. Quindi io per prima sono stata una sua allieva. In questi ultimi anni il lavoro è cresciuto e ha preso un filone diverso, però è una tecnica che, quando ho tempo, ho sempre piacere a praticare”.

Il procedimento per riuscire a fare gli intrecci richiede una grande padronanza di tutti gli aspetti tecnici di quest’arte: “Per cominciare - racconta Marcella Boccardi - dobbiamo cercare o il vinco o la vitalba; Marino prediligeva la vitalba. Questi sono materiali lignei che si trovano in natura e che vengono raccolti nel periodo estivo, c’è tutto un procedimento per conservarli e per prepararli in modo tale che il cestino che viene fatto duri poi nel tempo e non si degradi. C’è un momento in cui la pianta è in succhio e un momento in cui invece è in riposo, bisogna guardare anche le fasi lunari per capire quando è meglio fare gli intrecci. Possono essere poi messi e depositati a bagno per essere conservati. Nello stesso tempo dopo dobbiamo fare dei bastoncini un po’ più grossi che lui li chiamava “sanguinelli”, che vengono utilizzati per fare lo scheletro del cesto. Una volta sistemata la parte centrale si prende la vitalba e si lavora come se fosse un tessuto: una parte sopra e una sotto, una sopra e una sotto. Così si costruisce piano piano il nostro cesto continuando a mettere delle ossa più piccoline. Per arrivare poi nella parte terminale dove vengono avvolti insieme tutti i capi di queste vitalbe per fare una bellissima rifinitura più tondeggiante e dare anche un aspetto più gradevole al cesto”.

Questi cestini si conservano molto bene nel tempo e servono per la raccolta della verdura: “Prima – prosegue Marcella Boccardi - erano fondamentali per la raccolta delle castagne, funghi, noci, pomodori e così via, perché i prodotti rimangono sempre areati invece della cesta di plastica o della borsa di plastica, dove non respira. Questo intreccio veniva fatto soprattutto nel periodo invernale quando le giornate erano piovose, quando era freddo; era un momento in cui le persone socializzavano, stavano insieme, passavano il tempo e facevano qualcosa di utile”.

I cestini riscuotono sempre un grande successo tra coloro che visitano il territorio del Brunello: “Posso testimoniarlo – sottolinea Marcella Boccardi - perché durante i mercatini che abbiamo fatto a Montalcino la scorsa settimana tanti clienti sono venuti e mi hanno detto “Ah, mi porta indietro con il tempo”. E’ la frase forse più sentita e utilizzata dai clienti”.

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