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Cultura & Paesaggi
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29 Agosto 2026 La bellezza di Sant’Antimo, il “gigante spirituale” in un “angolo di Francia” tra i vigneti di Brunello
Per comprendere come un “tempio monumentale” possa esser testimone di secoli di storia del suo territorio, bisogna recarsi almeno una volta nella vita all’Abbazia di Sant’Antimo, gioiello del Romanico in Toscana, di ispirazione francese e lombarda, immerso nella bellezza e nel silenzio della valle del torrente Starcia, tra i vigneti del Brunello di Montalcino. Una delle sue caratteristiche è l’esser costruita con una pietra travertinosa con venature di alabastro delle vicine cave di Castelnuovo dell’Abate, capace di riflettere luci e colori della campagna circostante. Un pellegrinaggio religioso, mistico e culturale, come lo era nel Medioevo quello dei pellegrini che dall’Europa Occidentale (e, in particolare, dalla Francia) percorrevano la Via Francigena, forse sorprendendosi, allora come oggi, di fronte alla sua bellezza. Tanto da domandarsi se questa sia la Toscana o un angolo tra i più belli di Francia.
Ma del resto, i legami con la Francia sono all’origine della sua leggenda, secondo la quale fu fondata nell’800 da Carlo Magno che, di ritorno da Roma, per porre fine alla pestilenza che decimava il suo esercito in Val d’Orcia, fece voto di costruire un’abbazia con le reliquie dei Santi Antimo e Sebastiano ricevute dal Papa. Se è ancora possibile ammirare i resti dell’architettura carolingia, la prima menzione dell’abbazia è un privilegio dell’814 di Ludovico il Pio che fece degli abati, col titolo di Conti del Sacro Romano Impero, dei potenti feudatari, con possedimenti da Siena fino in Maremma, Firenze, Pistoia e non solo.
L’attuale chiesa risale al 1118, e nella sua particolarissima decorazione spicca un capitello con “Daniele nella fossa dei leoni” del francese Maestro di Cabestany. Entrato in contrasto con Siena, il monastero benedettino cominciò a decadere, fino alla soppressione nel 1462 da parte di Papa Pio II Piccolomini, e l’ingresso nella nuova Diocesi di Montalcino e Pienza. E, forse, non è un caso se, dopo varie vicissitudini, a farlo rinascere alla fine degli Anni Settanta del Novecento, sia stata una comunità di Premostratensi francesi.
Oggi, c’è una Comunità di quattro suore della Congregazione di San Giovanni Battista che ne assicurano la vita religiosa di Sant’Antimo, indispensabile per questa antica e storica Abbazia che regna sulla Valle dello Starcia e sul destino degli abitanti delle campagne di Montalcino, sempre affaccendate come si capisce anche dalla camminata svelta con la quale percorrono il lungo e bellissimo viale che conduce all’Abbazia (come il frate di “Un piccolo monastero in Toscana”, il film-doc capolavoro del regista georgiano Otar Iosseliani del lontano 1988).
Suore che, anche in passato, hanno significato molto per le diverse generazioni del territorio del Brunello di Montalcino, quelle cresciute tra la scuola, la piazza e la chiesa, portando non solo la fede, ma anche formazione e cultura.
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