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28 Agosto 2026 “Terra Madre Salone del Gusto” 2026: quarant’anni di Slow Food e di grandi vini a Torino. Montalcino c’è con Biondi Santi
Correva l’anno 1986: l’Italia del vino viveva lo scandalo del metanolo, che, nella sua drammaticità, diede slancio al rinascimento del settore nella direzione di una qualità che oggi è riconosciuta nel mondo, mentre a Bra nasceva Slow Food, il movimento fondato da Carlin Petrini, e che lentamente avrebbe influito in maniera determinate su come tante persone, ma anche buona parte dell’industria alimentare e della politica mondiale, si sarebbero approcciati ai temi del cibo e del vino, nella loro complessità organolettica, nutrizionale, ambientale, culturale e sociale e agricola.
Ed ora che a Terra Madre Salone del Gusto 2026, di scena dal 24 al 27 settembre, nelle piazze e nelle vie sabaude del centro della Città di Torino (che, insieme a Slow Food e Regione Piemonte, organizza l’evento, con il patrocinio del Ministero delle Politiche Agricole e di Ismea), nella prima edizione senza la presenza fisica di Carlin, e che sarà anche simbolicamente il momento il cui Slow Food raccoglierà la sua grande eredità morale e culturale (anche con la annunciata partecipazione del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella), il grande vino non mancherà. Perchè “a quarant’anni di distanza, Terra Madre celebra questo anniversario con grandi masterclass dedicate ad altrettante cantine che hanno contribuito a scrivere la storia dell’enologia in Italia”, spiega la “Chiocciola”.
Nel Ristorante Arcadia, in Galleria Subalpina, a Torino, ogni appuntamento propone una verticale di almeno cinque annate dell’etichetta più iconica dell’azienda, talvolta arricchita da un vino ospite: si parte dal Brunello di Montalcino Riserva di Biondi-Santi, icona e storia del territorio toscano, e da Ceretto, riferimento mondiale per Barbaresco e Barolo; si prosegue con la Ribolla di Gravner e Fieramonte, Amarone della Valpolicella Classico Riserva di Allegrini, e si arriva ad altre tre realtà iconiche: Ca’ del Bosco, De Bartoli e Bartolo Mascarello, per un viaggio tra Veneto, Sicilia e Piemonte. E per un grande brindisi diffuso e d’autore, ai 40 anni dalla rinascita del vino italiano, e dalla nascita di Slow Food.
Focus - La degustazione Slow Food e del Brunello Biondi-Santi
Ci sono vini che hanno fatto la storia. E poi ci sono vini che hanno creato una denominazione. Quella di Biondi-Santi è una delle pagine fondative del vino italiano.
È al Greppo che nasce il Brunello di Montalcino, grazie all’intuizione di credere nel Sangiovese, quando nessuno immaginava potesse diventare uno dei grandi vini del mondo. Franco Biondi-Santi ha custodito questa visione con rigore, senza inseguire mode, costruendo un mito fatto di eleganza, longevità e coerenza. Dal 2016 la tenuta fa parte del gruppo francese EPI della famiglia Descours, aprendo un nuovo capitolo senza rinunciare alla propria identità: custodire un’eredità, non riscriverla.
La masterclass è un viaggio attraverso sei annate di Brunello di Montalcino Riserva Biondi Santi: 2019, 2016, 2012, 2004, 1997, 1988. Oltre 30 anni di storia, dalla straordinaria 1988 alla 2019, espressione del nuovo corso della tenuta. Nel mezzo, la 2012, ultima Riserva legata a Franco Biondi-Santi, la 2016 nel segno di Jacopo Biondi Santi e una sorprendente 1997, annata celebratissima che al Greppo continua a mostrare una vitalità straordinaria.
Molto prima che autenticità, identità territoriale e fedeltà al vitigno diventassero centrali nel vino contemporaneo, Biondi Santi aveva già scelto questa strada: una coerenza che ha contribuito a mantenere intatta l’identità del Brunello di Montalcino e che oggi appare più lungimirante che mai.
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