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Cultura & Paesaggi
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1 Settembre 2026 Il contributo di Montalcino allo studio della storia agraria internazionale
Dalle trasformazioni delle colture all’evoluzione del paesaggio, dalle tecniche di produzione alle politiche per l’agricoltura, dalla coltivazione della vite e del vino a quella dei cereali e del pane, dai contratti agrari ai conflitti tra contadini e signori, dall’autoconsumo al mercato delle campagne, dai beni comuni a boschi e incolti, dall’alimentazione alle materie prime - tema 2026 - sono solo alcuni degli argomenti dei quali, negli ultimi 30 anni, i maggiori studiosi italiani e non solo della storia agraria si sono confrontati a Montalcino.
Lo hanno fatto grazie al Laboratorio Internazionale di Storia Agraria promosso dal Cesscalc-Centro di Studi per la Storia delle Campagne e del Lavoro Contadino, guidato dallo storico Massimo Montanari e punto di riferimento europeo, la cui edizione n. 27 si è appena conclusa, che ha contribuito a portare avanti studi e ricerche sull’evoluzione dell’agricoltura, del lavoro nei campi e delle comunità rurali nel tempo, filone fondamentale della storia italiana.
Agricoltura italiana della quale il territorio di Montalcino rappresenta uno dei capisaldi del nostro Paese, come ribadito da Alfio Cortonesi, direttore del Comitato Scientifico, che ha presentato il progetto storico-archeologico di ricerca sull’Abbazia di Sant’Antimo, diretto da Giovanna Bianchi e Stefano Campana, al quale contribuisce con Mario Marrocchi.
Cortonesi che, come spiega in una intervista di MontalcinoNews, sta lavorando anche ad una raccolta dei suoi saggi sulla Montalcino medievale, con un interesse prevalente per la storia agraria, ma anche demografica e generale del territorio, per varietà di colture e biodiversità, e per il rapporto dell’uomo con il paesaggio, e non solo, ben prima della nascita e della “fortuna” del Brunello.
Un territorio, quello di Montalcino, per il quale, questo “simposio” di studi e studiosi (con il sostegno, tra gli altri, anche della MontalcinoNews, ndr), rappresenta, certamente, un momento culturalmente e intellettualmente alto in cui meditare sul passato, sul presente e sul futuro.
Studiosi come Maria Elena Cortese dell’Università di Bologna, tra le più apprezzate studiose della storia della società rurale italiana nel Medioevo, prima donna a ricevere il “Premio Città di Montalcino”, assegnato per la sezione “Giovani” ad Antonio Antonetti dell’Università del Molise, e andato negli anni a nomi come Zeffiro Ciuffoletti e Rossano Pazzagli, da Sandro Carocci a Mauro Ambrosoli, da Giovanni Cherubini a Franco Cazzola, da Corrado Barberis a Jean Marie Martin, da Alberto Maria Cirese a Saverio Russo, da Bert Treffers ad Ermanno Olmi, solo per citarne alcuni.
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