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Storia & Attualità
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2 Settembre 2026 La fabbrica Crocchi di Torrenieri: un secolo di industria nel cuore del Brunello
Nel Comune di Montalcino, terra universalmente nota per il Brunello e per i paesaggi della Val d’Orcia, esiste un’altra storia, meno celebrata eppure fondamentale per capire il Novecento locale. È la storia della fabbrica Crocchi di Torrenieri: una fornace e uno stabilimento chimico-industriale che, per più di un secolo, ha dato lavoro a centinaia di persone e ha trasformato una piccola frazione sulla Via Francigena in uno dei poli produttivi della provincia di Siena. E che - con il patrocinio del Comune di Montalcino, della Pro Loco Torrenieri e della Biblioteca Arci di Torrenieri, il 12 Settembre 2026 (ore 18.15) a Palazzo Ballati (Posta Vecchia), a Torrenieri - sarà raccontata nella presentazione del volume “La famiglia Crocchi a Torrenieri. Imprenditoria e socialità 1878-1970” (Betti Editore, Siena, 2026) di Gabriele Maccianti (interverranno Silvio Franceschelli, Sindaco di Montalcino, Roberto Barzanti, già Eurodeputato e Sindaco di Siena, Gabriele Maccianti, Autore, e Guido e Bruno Crocchi; coordina Bruno Giorgi). Oggi quei capannoni, noti ancora agli abitanti come “la Sils Poroton”, sono dismessi. Ma la loro vicenda - dalla nascita nel 1878 alla crisi degli anni Novanta, fino ai tentativi di rinascita degli ultimi anni - racconta il passaggio da un’economia agricola ad una stagione industriale, e poi il difficile ripensamento di un patrimonio abbandonato.
Torrenieri sorge a nove chilometri da Montalcino, a 302 metri sul livello del mare, sulla sponda destra del torrente Asso. Il borgo ha origini altomedievali: il castello di Turris Nerii è documentato tra IX e X secolo lungo la Via Francigena, citato già nell’itinerario dell’arcivescovo Sigerico di Canterbury nel 990 e ricordato dal Boccaccio nel “Decameron”. Dopo secoli di vicende militari e amministrative, con la riforma leopoldina del 1777 divenne frazione di Montalcino. La svolta moderna arrivò con la ferrovia. La stazione di Torrenieri fu inaugurata nel 1865 sulla linea Asciano-Monte Antico e restò capolinea fino al 1872, quando il tracciato fu prolungato verso Grosseto. Quella infrastruttura cambiò il destino del paese: non più solo tappa di pellegrini e viaggiatori, ma nodo di trasporto merci. Fu proprio grazie a quel collegamento che, nel 1878, si insediò lo stabilimento della famiglia Crocchi, originaria del luogo.
Lo stabilimento Crocchi non nacque già come fornace. Il primo ciclo produttivo riguardò l’estrazione dell’olio. Solo in seguito l’azienda si specializzò nella produzione di laterizi, sfruttando le argille del territorio e la possibilità di cuocere i mattoni in grandi forni. Infine arrivò la produzione di solfuro di carbonio, commercializzato con il nome “Tiopren”, ottenuto da zolfo insolubile. Si trattava, secondo le fonti locali, del primo impianto moderno a storte in acciaio costruito in Italia su brevetto tedesco.
Quella combinazione - oleificio, fornace e chimica - rese Torrenieri uno dei centri produttivi più rilevanti della provincia. I laterizi e gli altri materiali venivano in parte spediti proprio tramite la ferrovia vicina allo stabilimento. Per decenni la fabbrica impiegò operai non solo di Torrenieri, ma anche di Montalcino e dei paesi circostanti. Alcune ricostruzioni parlano di oltre duecento posti di lavoro nel periodo di maggiore attività.
Lo stabilimento era imponente. Occupava capannoni per 18.000 metri quadrati su un’area di oltre 6 ettari, in una zona industriale poco distante dal centro abitato. La disposizione interna, ricostruita dalla memoria locale e dalla tesi dell’architetta Martina Saladini, era articolata: due capannoni per i meccanici che riparavano i macchinari, uno per lo stoccaggio della terra, il grande forno per la cottura dei mattoni, e un edificio a due piani con spogliatoi al piano terra e uffici della direzione al primo. Nel tempo l’azienda cambiò ragione sociale più volte: Sils, Silston e Sils Paroton. Gli abitanti, però, hanno continuato a chiamarla semplicemente Silston.
Agli inizi degli Anni Novanta del Novecento lo stabilimento entrò in crisi. Fu ceduto ad una società con sede a Bari, che poco dopo finì in amministrazione controllata e quindi in fallimento. Il complesso restò per anni oggetto di procedure giudiziarie, mentre gli edifici si deterioravano. Accanto alla Crocchi, anche altre realtà della zona industriale di Torrenieri - come le Ceramiche Senesi e la Sipi .- chiusero, lasciando un paesaggio di capannoni vuoti.
La stazione ferroviaria, che aveva reso possibile lo sviluppo industriale, fu chiusa al servizio ordinario il 27 settembre 1994. Da allora è utilizzata soprattutto per il Trenonatura e per la Festa del Treno, che ogni maggio richiama l’attenzione sulla storia del borgo.
Nel 2020 Martina Saladini, architetta nata e cresciuta a Torrenieri, si laureò con una tesi dedicata proprio alla fabbrica Crocchi. L’elaborato ricostruiva la storia dello stabilimento - dall’estrazione dell’argilla alla cottura - e proponeva un progetto di riuso conservativo. L’idea era demolire il meno possibile, mantenere i due corpi principali (quello degli Anni Venti e quello degli Anni Novanta) e ricavare spazi pubblici di cui il paese è povero: ristoranti, cooking class, un’area espositiva sulla storia della struttura, una piccola palestra, una piscina comunale, zone per mercato, arte e sport.
“La fabbrica l’ho avuta sotto gli occhi sin da quando ero bambina e mi ha sempre affascinato” ha raccontato Saladini a MontalcinoNews. Il progetto venne presentato nel maggio 2022 durante la festa del treno “Prossima Stazione… Torrenieri”. Non era un piano esecutivo, ma un gesto culturale importante: riportava al centro un patrimonio industriale che rischiava di sparire dalla memoria collettiva.
Nell’agosto 2022 il Tribunale di Bari ha aggiudicato l’asta dello stabilimento, per poco più di 400.000 euro, ad un imprenditore lucano. Fonti locali indicano Donato Pacella come acquirente. L’area complessiva da riqualificare supera i 60.000 metri quadrati.
Le ipotesi di riuso si sono intrecciate. L’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Silvio Franceschelli, ha parlato di recupero con aree a verde pubblico e di un possibile polo logistico, abbandonando vecchie ipotesi residenziali. Il nuovo proprietario, secondo un articolo degli studenti della scuola secondaria di Montalcino, avrebbe valutato pannelli fotovoltaici sui tetti e, in alcuni capannoni, macchinari per la produzione di idrogeno. Altre destinazioni restavano ancora in definizione.
A quattro anni dall’asta, il sito resta un cantiere aperto più nelle intenzioni che nella realtà visibile: un grande contenitore in attesa di un progetto capace di tenere insieme memoria, economia e paesaggio.
La fabbrica Crocchi non è un monumento da cartolina. È un pezzo di storia sociale di Montalcino che il vino, da solo, non racconta. In un territorio oggi percepito come esclusivamente enologico e paesaggistico, Torrenieri ricorda che qui ci sono stati operai, forni, treni merci, turni di lavoro e una chimica pionieristica.
Il contrasto è evidente: a pochi chilometri dalle vigne del Brunello sopravvive un’archeologia industriale fatta di capannoni, forni e binari. Recuperarla non significa soltanto “riempire un vuoto”, ma decidere che tipo di frazione si vuole. Un deposito logistico, un polo energetico, un centro civico o un ibrido tra queste cose: tutte le strade sono possibili, ma nessuna è neutra.
La lezione della Crocchi è semplice e attuale. Lo sviluppo di un territorio non è solo ciò che si mette in etichetta. È anche ciò che si lascia in piedi, o che si lascia cadere, quando un’epoca produttiva finisce. A Torrenieri quella decisione è ancora aperta.
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