categoria: Uomini & Terra - 11 Settembre 2026

Premio Casato Prime Donne 2026: 4 orafe sostenute con l’incubatore di giovani talenti

Violante Gardini Cinelli Colombini e le 4 giovani orafe del Lao, con le loro opereCon il Premio Casato Prime Donne 2026, accanto ai riconoscimenti principali, torna anche l’incubatore di giovani talenti, nato dopo la pandemia con l'obiettivo di offrire visibilità, occasioni di crescita e nuovi stimoli alle giovani generazioni. Tra i nove giovani talenti ed i quattro studenti coinvolti nell’edizione 2026, il Premio sostiene quattro giovani artiste della Lao (Le Arti Orafe Jewellery School di Firenze), chiamate a interpretare attraverso il gioiello il tema dell'edizione 2026, “Il sogno e/è la realtà”, e le cui opere sono state esposte a Preziosa - Florence Jewellery Week. In particolare, parliamo di Alessandra Di Natale con “L’ingombro della realtà”, Arianna Belmonte con “sognare ad occhi aperti”, Elena Bastanzio con “Caducità” e Matilde Tambosi con “Il sogno è la realtà”.
La cerimonia del 19 settembre diventa così non soltanto il momento della premiazione, ma l'incontro fra mondi diversi, accomunati dalla capacità di trasformare talento, curiosità e competenza in strumenti per costruire il futuro: dalla ricerca scientifica, che sfida ciò che per anni è sembrato impossibile all’arte di una giovane donna che ha dovuto confrontarsi troppo presto con la tragedia della guerra, fino ai giovani orafi, “maestri d’arte che si rifanno a una tradizione nobile e antica che in Toscana ha avuto esempi illustri in Lorenzo Ghiberti e Benvenuto Cellini - spiegano dal Casato Prime Donne - Fondata a Firenze nel 1985 da Giò Carbone, Lao è la prima scuola italiana dedicata all’oreficeria tradizionale e contemporanea, rifacendosi appunto a questa tradizione di apprendistato d’arte ma in forma moderna e con allievi di tutto il mondo. Qui il gioiello è prima creazione artistica e poi oggetto prezioso. Da quarant’anni Lao forma designer e orafi dando solide competenze tecniche, capacità di progettazione e ricerca contemporanea”. È in questo dialogo fra sogno e realtà che il Premio Casato Prime Donne celebra la sua XXV edizione.

Focus – Le quattro studentesse del Lao di Firenze e le loro opere

Alessandra Di Natale, “L’ingombro della realtà”: fiorentina, Alessandra di Natale, dopo la maturità classica ha svoltato verso l’oreficeria e si specializzata nelle tecniche tradizionali di lavorazione dei metalli preziosi. L’opera rappresenta la frustrazione che scaturisce dalla distanza tra desiderio e possibilità: al centro di una gabbia rigida, che simboleggia la realtà, fluttua l’elemento organico, un minerale, simbolo dell’inconscio e del desiderio.

Arianna Belmonte, “Sognare ad occhi aperti”: Arianna Belmonte viene da Riccione dove ha frequentato il liceo artistico “Federico Fellini”. Ha un passato di lavoretti e poi ha deciso di diventare orafa. La sua spilla dà forma al concetto del sogno ad occhi aperti attraverso la figura di un occhio: alla base, due stelle comunicanti simboleggiano il sogno, mentre al centro un castone tondo racchiude un’agata sfaccettata che evoca il cosmo e l’iride.

Elena Bastanzio, “Caducità”: fiorentina, ha un diploma di Liceo linguistico ma è abile anche ai fornelli. Il suo gioiello rappresenta la sensazione di cadere nel sogno. La fantasia finisce e il corpo viene “trafitto” dal risveglio, con il ritorno alla realtà.

Matilde Tambosi, “Il sogno e la realtà”: da Rovereto e da studi sociosanitari, ha poi deciso di formarsi sull’oreficeria prima a Milano e poi a Firenze. La sua spilla vuole essere una riflessione sui sogni: dal mondo immaginario ci divide un confine sottile che tramite l’introspezione possiamo comprendere per rendere ognuno di noi artefice, non spettatore, della propria realtà.

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