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Cultura & Paesaggi
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5 Ottobre 2026 Adler Thermae in Val d’Orcia spinge sulle esperienze outdoor e sul nuovo percorso di trekking sul Monte Amiata
Adler Thermae, resort che si contraddistingue per il mix tra charme toscano ed internazionale (foto di AlexFilz9959), che conferisce all’ambiente un’atmosfera calda, ospitale ed accogliente, si arricchisce di un nuovo percorso di trekking sul Monte Amiata che porta dalla faggeta alle Sorgenti dell’Ermicciolo. Una nuova spinta sul fronte dei servizi ai suoi ospiti, con la fine dell’estate e l’iniziare dell’autunno, ma che segna anche come la qualità dei servizi culturali, naturalistici, storici e che supportano, nel tempo della vacanza, i turisti/ospiti sono alla base di un turismo di livello.
L’Adler Thermae, elegante struttura termale situata tra le colline della Val d’Orcia, adiacente all’affascinante borgo termale di Bagno Vignoni, si inserisce in panorami mozzafiato che, in autunno, diventano ancor più intimi e speciali. Per valorizzare ogni aspetto di questo splendido territorio, l’Adler Thermae organizza escursioni volte a scoprire le bellezze naturalistiche e culturali locali: tra queste, il nuovo percorso di trekking al Monte Amiata, raccontato nel dettaglio da Christina Mairhofer, una delle guide della struttura con una solida esperienza sul territorio.
“Quella del monte Amiata è una realtà unica in Val d’Orcia, con il suo vulcano spento, la faggeta, sorgenti d’acqua pura e tante storie e tradizioni da raccontare - esordisce Christina - in autunno è particolarmente suggestiva: l’aria assume un profumo particolare e la raccolta delle castagne rappresenta un’ulteriore occasione di connessione con la terra”. L’escursione di 7 km, adatta a camminatori già allenati, parte dal Rifugio Capoverta e, da lì, si fa strada nella faggeta più grande d’Europa, estesa sui versanti del vulcano spento, che rappresenta una zona protetta con un ecosistema unico. Lungo il percorso, infatti, non è raro incontrare animali di terra come caprioli, volpi o istrici, o volatili come l’aquila del Bonelli, il falco lanario, il falco pellegrino e il capovaccaio. La flora, invece, è dominata da querce, castagni, faggi e l’abetina del Vivo, uno dei pochi gruppi autoctoni di questa specie rimasti in Toscana. Abbondano gli alberi secolari protetti tra cui l’ultracentenario “faggione”, così come le erbe officinali e selvatiche come iperico e achillea e tesori come funghi porcini, frutti di bosco selvatici, tartufi e le castagne, prodotto simbolo di questa terra.
Il tragitto passa per Rocca d’Orcia e Castiglione d’Orcia, offrendo una vista mozzafiato sull’intera valle per poi raggiungere le Sorgenti dell’Ermicciolo. La faggeta rappresenta, infatti, una delle più importanti risorse idriche dell’Italia centrale: le sorgenti situate nel Parco dell’Ermicciolo costituiscono la nascita del torrente Vivo e alimentano lo storico acquedotto del Vivo, progettato nel 1895 per rifornire d’acqua la città di Siena. Qui, gli ospiti possono esplorare un suggestivo tunnel lungo 80 metri, osservare da vicino l’acqua sorgiva che sgorga con forza dalla roccia, con una portata di 180 litri al secondo, ma, soprattutto, partecipare a un’esclusiva degustazione di acqua di sorgente. Nota per la sua qualità oligominerale, il pH equilibrato, il basso residuo fisso e il ridotto contenuto di sodio, l’acqua viene naturalmente filtrata attraverso le rocce trachitiche del monte Amiata, tipologia nota in zona con il nome di peperino, in un processo che, dopo sei lunghi mesi, regala l’oro blu che gli ospiti avranno l’occasione di assaggiare. Per arricchire ulteriormente l’esperienza, a quella toscana verrà affiancata acqua proveniente dall’Umbria, di modo che gli ospiti possano riconoscere e apprezzare le differenze tra le varietà.
Ulteriore espressione di questo straordinario territorio sono le castagne: sul monte Amiata, la lavorazione di questo prodotto autunnale è caratterizzata da un antico processo di essiccazione nelle cosiddette caselle (essiccatoi appositi), un’arte tramandata di generazione in generazione, tuttora conservata da alcune famiglie. Le castagne vengono distribuite su graticci di legno al di sotto dei quali, per circa quaranta giorni e quaranta notti, arde lentamente un fuoco alimentato con legno di castagno. Dalle castagne si ricavano tanti dei prodotti tipici della zona come la pregiata farina da cui si ottiene il pane di castagna che gli ospiti avranno l’opportunità di degustare davanti al fuoco, di fronte alla sorgente; o, ancora, polenta di farina di castagne, un piatto contadino che donava grande energia, o il castagnaccio, un dolce tipico.
“Questo luogo è ricco non solo di meraviglie naturali, ma anche di storie e leggende - ci racconta Christina Mairhofer - le tracce dei monaci camaldolesi sono ancora tangibili e contribuiscono a donare a questo luogo un’atmosfera magica, fatta di grandi silenzi meditativi e di contatto autentico con la natura e il territorio”. L’uscita si conclude tra ruscelli e corsi d’acqua fino a raggiungere Vivo d’Orcia, il borgo più alto di tutto il comprensorio amiatino. Luogo di grande suggestione, offre diverse attrazioni, come il suo antico castello, edifici religiosi risalenti all’XI secolo - quali il piccolo romitorio intitolato a San Benedetto e il Monastero del Vivo, un tempo abitato dai monaci camaldolesi - e le tracce dei tanti opifici costruiti proprio per sfruttare la forza dell’acqua della sorgente e del torrente: una ferriera, un mulino, una centrale elettrica, una segheria e una cartiera. “A Vivo d’Orcia, c’è un detto che racchiude in sé l’essenza di questo splendido territorio: pan di legno e vin di nuvole - conclude Christina Mairhofer - pan di legno, in riferimento alla terra e al processo di ottenimento della farina di castagne; vin di nuvole, che si rifà, invece, all’acqua che, dal cielo al torrente, diviene il grande tesoro di questo territorio.”
Le escursioni al monte Amiata sono curate in collaborazione con Fabio Rossi de La Cooperativa di Comunità Parco Vivo per Incarico di Acquedotto del Fiora Spa, volta a valorizzare gli aspetti naturalistici, storici e culturali di Vivo d’Orcia: un’ulteriore conferma dell’attenzione del gruppo Adler alla cooperazione con realtà locali, in nome della valorizzazione dei territori che ospitano le proprie strutture.
Il resort Adler Thermae si compone di una villa centrale in tipico stile toscano, un ampio parco ed una superficie di oltre 1.000 metri quadrati di piscine, con vista panoramica sulla campagna toscana. L’acqua termale di Bagno Vignoni, che sgorga nelle immediate vicinanze, è ricca di minerali e principi attivi ed offre un’occasione di rigenerazione tutto l’anno. Imperdibili il mondo wellness con piscina termale interna ed esterna, piscina sportiva semi-olimpionica, cinque saune e la rinomata Adler Spa che offre un’ampia scelta di proposte personalizzate, dall’ayurveda ai trattamenti internazionali alla locale vinoterapia. La cucina gourmet stagionale con prodotti freschi, regionali offre un’ampia scelta per tutti i gusti ed eccellenti preparazioni home made nel suggestivo ristorante, una piazzetta tipica toscana, sotto le stelle. L’hotel è un punto di partenza strategico per l’esplorazione del territorio circostante a piedi e in bicicletta.
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