categoria: Cultura & Paesaggi - 30 Ottobre 2026

Vino e turismo, Cristina Mariani (Banfi): l’“autenticità” è la chiave per conquistare gli americani

Cristina Mariani, alla guida di BanfiChi, meglio di un’americana che guida una delle cantine più importanti d’Italia in uno dei territori più visitati, che da tempo ha puntato sull’ospitalità di alto livello con Castello Banfi Il Borgo Relais & Châteaux a Montalcino, come Cristina Mariani, alla guida di Banfi, può spiegare cosa, del vino italiano e dei suoi territori, affascina gli americani? “Tra l’Italia e l’America c’è una grande storia d’amore. Credo che una delle ragioni sia che qui in America abbiamo tante splendide comunità italiane, ognuna con la propria cultura. Siamo qui a Manhattan, a Little Italy. Ogni città conserva l’eredità e la cultura della propria comunità italiana. E noi portiamo con noi, proprio come fece mio nonno cent’anni fa proprio qui a Little Italy, a New York, la passione e l’amore non solo per il cibo, naturalmente, ma anche per le persone e per i luoghi. E per il vino. Quando vendiamo una bottiglia o accogliamo qualcuno in cantina, stiamo vendendo un’immagine dell’Italia, e nel nostro caso particolare, un’immagine di Montalcino, del Brunello e di Banfi. È molto importante focalizzarci sul messaggio che trasmettiamo, affinché i consumatori continuino a vedere l’Italia come un’esperienza di lusso accessibile, da vivere e amare”. E lo ha detto, a WineNews, a margine di Vinitaly.Usa 2026, nei giorni scorsi, a New York, con Veronafiere e Ita-Italian Trade Agency, dove, sul tema, si sono confrontati, a più riprese, gli operatori del mercato, come, tra gli altri, Susan Kostrzewa, già direttrice “Wine Enthusiast” e oggi editorialista di “Resplendent Ink”, Fred Plotkin, giornalista e autore, tra le altre, della guida “Italy for gourmet traveler”, la giornalista specializzata in life style e viaggi Sara Magro, Phillip Peña, alla guida di “Virtuoso”, gruppo specializzo nel luxury travel, e Mattia Moliterni di Roscioli New York, che ha messo in piedi un Wine Club da 2.000 iscritti. Nelle riflessioni di tutti, la parola “autenticità” ricorre universalmente, così come è condivisa la convinzione che il vino possa essere un’attrattiva, ma non autosufficiente, per rendere una destinazione turistica di successo, e che l’ospitalità intorno al vino sia un concetto molto più ampio, sul quale si può e si deve lavorare ancora molto.
Nei primi 8 mesi 2026, i turisti stranieri hanno speso in Italia 16,2 miliardi di euro, il 5% in più sullo stesso periodo 2025, secondo il Rapporto Nexi sulla spesa turistica, basato sulle transazioni effettuate fisicamente nei punti vendita italiani con carte di pagamento estere. E gli Stati Uniti mantengono il primo posto tra i mercati di provenienza, con 2,55 miliardi di euro e una crescita del 7,3%. Numeri che sintetizzano l’importanza del turismo americano per il Belpaese, anche se si guarda all’enoturismo, che rappresenta una leva sempre più importante per i turisti americani che vogliono andare oltre le mete più classiche, come le grandi città d’arte. Con gli statunitensi che cercano, soprattutto, esperienze autentiche, che in buona parte trovano, visto che secondo il report “Il mercato Usa e l’enoturismo”, realizzato dall’Aite-Associazione Italiana Turismo Enogastronomico, presieduta da Roberta Garibaldi, docente all’Università di Bergamo e tra le più importanti esperte del settore, per Vinitaly Tourism, il 79% degli intervistati statunitensi riconosce nel Belpaese una destinazione capace di offrire esperienze enogastronomiche autentiche e il 47% considera desiderabile un viaggio nel nostro Paese con almeno un’esperienza enoturistica nei prossimi 24 mesi, con Sicilia (82%) e Toscana (81%), seguite dal Piemonte (56%), in testa, e dove il vino è la porta di accesso al territorio, alla cultura, al paesaggio e alle identità locali, mentre il rischio da evitare è considerare l’esperienza in cantina come se fosse fine a sé stessa.

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