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Guido su Vinous racconta “la magia del Rosso 2022”

Eric Guido, giornalista di Vinous“La magia del Rosso di Montalcino 2022”. È il titolo dell’articolo che Vinous dedica alla Doc di Montalcino, e che fa seguito ad un viaggio del suo responsabile per l’Italia, Eric Guido, a Montalcino, lo scorso luglio, per assaggiare i Rosso di Montalcino 2022 (“alcuni tra i più seducenti e piacevoli che abbia assaggiato negli ultimi anni”) e i Brunello di Montalcino 2004, che saranno al centro di una retrospettiva sempre sull’autorevole testata americana fondata nel 2014 da Antonio Galloni. “Inaspettatamente, alcuni produttori hanno anche stappato i loro Rosso di Montalcino 2004, permettendomi di mettere in prospettiva i 2022”, scrive Guido.

“Negli ultimi anni ho elogiato moltissimo il Rosso di Montalcino. Ne rimango entusiasta – dichiara il giornalista – sebbene la denominazione offra una vasta gamma di stili, dai vini di lungo invecchiamento che tendono al Brunello a vini di facile beva, sono rimasto costantemente colpito dal valore del Rosso, nonostante l’aumento dei prezzi negli ultimi anni. È importante riconoscere che l’enfasi sulla produzione del Rosso di Montalcino è cambiata. Molti viticoltori che si sentono soffocati dalle regole di invecchiamento del Brunello di Montalcino hanno deciso di migliorare il loro “gioco del Rosso” per fornire un prodotto premium senza aspettare anni dopo la vendemmia per rilasciarlo. Produttori come Pian dell’Orino, Poggio di Sotto e Canalicchio di Sopra producono i loro “Baby Brunello” da oltre un decennio. A questo elenco, ora possiamo aggiungere il Rosso di Montalcino Iacopo de Il Marroneto, il Rosso di Montalcino Giovanni Neri di Casanova di Neri (da vigneti di 50 anni) e molti altri”, conclude Eric Guido.

Rosso di Montalcino, 352 ettari assegnati a 271 aziende

Vigneti a MontalcinoSono 271 le aziende di Montalcino che beneficeranno dell’allargamento della Doc Rosso di Montalcino, che passa da 526 a 878 ettari, grazie ai 352 ettari di superfice (già nelle mappe del territorio come quote di vigneti coltivati a Sangiovese, ma liberi da albi contingentati) decisi alla fine del 2023 dal Consorzio del Brunello e adesso approvati dalla Regione Toscana, che ha concluso l’iter burocratico del provvedimento proprio a ridosso della raccolta. “Gli uffici regionali di Siena hanno fatto un grande sforzo per completare la procedura in tempo utile per la vendemmia ormai alle porte - spiega la vicepresidente e assessora all’agroalimentare della Regione, Stefania Saccardi - dando certezza sia alle aziende sia agli organismi di controllo, e dando un importante segnale ai mercati, in un momento assai delicato per il mondo del vino, che vede qualche ombra all’orizzonte a livello mondiale, ma che non sembra impensierire i produttori toscani, in particolare in quest’annata che si preannuncia di tutt’altro tenore rispetto a quella passata”.

Per il presidente Eugenio Giani si tratta di “un atto importante di pianificazione produttiva che ben si inserisce nell’alveo tracciato dal Testo Unico del Vino, e sui cui la Regione Toscana si è posta fino dal 1997 come antesignana nel panorama nazionale. Consente ai produttori stessi di proporre una vera e propria pianificazione della produzione territoriale di qualità, di concerto con la Regione, sempre con l’obiettivo di mantenere un equilibrio di mercato”.

Con l’atto firmato il 3 settembre, gli uffici di Siena hanno concluso l’assegnazione della superficie che ha riguardato 271 aziende vitivinicole, già costituite alla data del 31 luglio 2023 e che sempre a quella data detenevano vigneti in conduzione idonei e iscritti nello schedario viticolo regionale tenuto da Artea o comunque fossero state in possesso - sempre alla stessa data - di autorizzazioni di nuovo impianto e al reimpianto.

La superficie rivendicabile a Rosso di Montalcino è stata assegnata applicando aliquote percentuali, sulla base della superficie rivendicabile a Brunello di Montalcino e Rosso di Montalcino detenuta e/o della superficie risultante dalle autorizzazioni di nuovo impianto e reimpianto possedute alla data del 31 luglio 2023. Ad aprile il Consorzio aveva presentato alla Regione la proposta di allargamento di nuova superficie rivendicabile da destinare alla denominazione Rosso di Montalcino, in aggiunta a quella attualmente esistente, pari a 526 ettari, dopo che nel 1999 ne furono assegnati 150. Nel 2007 la Provincia di Siena ne assegnò altri 300.

L’anima rock del Rosso, che cerca una propria strada

Il talk che ha fatto da anteprima a Red Montalcino 2024Un vino diretto, rock e contemporaneo, capace di intercettare i gusti e le tendenze del mercato di oggi e di portare le nuove generazioni a bere il Brunello. Un vino che nacque all’ombra del “fratello maggiore” - prima Doc di ricaduta, esattamente 40 anni fa, poi seguita da tanti altri territori d’Italia - ma che adesso è pronto a seguire una propria strada, forte di un’identità e di un’autorevolezza (“tanto che a volte diventa anche competitivo, vedo delle annate di Rosso insidiose per il Brunello, se andassimo a confrontare le stesse annate non so come andrebbe a finire”, sottolinea il produttore Andrea Costanti), magari intervenendo sul disciplinare, e cercando di innalzare il livello qualitativo e il prezzo medio, rendendo la denominazione più “fashion”. Un vino giovane ma che ha dentro l’anima di Montalcino, un secondo pilota di Formula 1 che però sogna di diventare, un giorno, un primo pilota. Spunti e riflessioni emersi durante “Red Evolution: origini e futuro del Rosso di Montalcino”, il talk moderato dalla giornalista di Rainews24 Barbara Di Fresco e andato in scena stamani nel Chiostro di Sant’Agostino, a Montalcino - in occasione della terza edizione di “Red Montalcino”, al via dalle ore 18 in Fortezza tra walk around tasting, food pairing, enoteca collettiva con servizio sommelier, l’area mixology e djset - dove la storicità si è confrontata con la visione moderna dei produttori attraverso le voci di Andrea Costanti, Francesco Ripaccioli ed Enzo Tiezzi, già presidente del Consorzio del Brunello e “padre putativo” del giovane Rosso. Dopo il dibattito è seguita una degustazione di otto etichette, dal Rosso di Montalcino 1993 di Poggio Antico al Rosso di Montalcino 2017 di Voliero, passando per il 2006 di Caprili, il 2009 di Poggio di Sotto, il 2014 di Uccelliera, il 2015 di Fattoria del Pino, il 2016 di Sesti e il 2016 Poggio alle Mura di Banfi.

Il talk che ha fatto da anteprima a Red Montalcino 2024“La mia opinione è che bisogna smettere di parlare di Rosso riferendosi al Brunello. Gli va creata una propria individualità, esaltandone i pregi. Oggi, ad esempio, abbiamo scoperto che può evolvere benissimo - sottolinea a Montalcinonews.com Andrea Costanti, che è stato presidente del Consorzio del Rosso di Montalcino, quando esisteva questo ente consortile poi confluito a metà degli anni Novanta nel Consorzio del Brunello - è giusto che ogni produttore abbia la sua interpretazione, non sono per i paletti. Certo, qualcosa va fatto per evitare che uno compri una bottiglia e si trovi dei prodotti così diversi tra loro, per creare un po’ più di identità, ma questo si può fare soltanto andando verso una prontezza maggiore, che come abbiamo visto non penalizza l’invecchiamento”.

I vini in degustazione all'anteprima di Red Montalcino 2024“Il disciplinare del Rosso permette al produttore una maggiore libertà: non ha il periodo di affinamento minimo richiesto in legno, permette qualsiasi tipologia di chiusura. Questo consente ad ognuno di dare una propria interpretazione - spiega a Montalcinonews.com Francesco Ripaccioli, produttore e nipote del primo presidente dell’ex Consorzio del Rosso Primo Pacenti - questa libertà ha permesso anche di fare progetti bellissimi sul Rosso, che in certi casi, dopo affinamenti prolungati, si posiziona a livello di tipologia di vino tra il Rosso stesso e il Brunello. Il Rosso ha conosciuto un’importantissima evoluzione qualitativa negli ultimi anni. Il ringiovanimento dei vigneti ha permesso una maggiore qualità delle uve e il primo beneficio si è riscontrato nel Rosso. Come fare a renderlo pop o rock? Può essere servito più fresco oppure andrebbe sdoganato l’abbinamento classico. Penso ad un Rosso nelle pizzerie con ingredienti di un certo tipo”.

Il caposaldo fondamentale, per Ripaccioli, è il Sangiovese in purezza, che “è sufficiente a garantire l’identità del vino”. La pensa allo stesso modo Costanti: “i grandi vini del mondo sono tutti espressione di vitigni in purezza. In Italia penso al Barolo, nel Chianti i vini di punta sono tutti 100% Sangiovese. I grandi Borgogna sono 100% Pinot Nero, Bordeaux è un’altra cosa ma Chàteau Petrus è 100% Merlot. Noi abbiamo un grande territorio, su cui forse bisogna lavorare a livello di comunicazione, però il fatto di avere un vitigno così poco internazionale, legato principalmente alle colline della Toscana, di cui Montalcino è una delle massime espressioni, è un valore aggiunto. Non vedo come si potrebbe migliorare un Sangiovese in purezza”.

Focus: gli interventi di Enzo Tiezzi, Andrea Costanti e Francesco Ripaccioli al talk di “Red Montalcino”

Enzo Tiezzi: “Negli anni Cinquanta Montalcino era un Comune molto povero. Nella parte centrale, collinare, c’erano piccole proprietà, mentre all’esterno c’erano grandi proprietà gestite con la mezzadria. E i mezzadri, ovviamente, facevano più vino che potevano. Non c’era qualità vera e propria, tantomeno un’idea chiara. Poi le aziende più all’avanguardia iniziarono a piantare vigneti nuovi. Era però tutto molto difficile, perché non c’era una legge italiana sui vini, nessuno sapeva bene come impostare le cose. Eravamo dei pionieri, il Rosso di Montalcino era veramente una cosa nuova. Ricordo che non essendoci tempo per poter stampare le prime fascette, fu fatto un decreto affinchè le stampassimo da noi. Facevamo riferimento al Ministero e al Comitato Vini, ci chiedevano: ma volete la Dogc del Brunello e la Doc per il Rosso, con il solito vigneto, e come fate a controllare? Quello che avviene adesso con Valoritalia noi lo facevamo già, con controlli, analisi dei campioni... Non abbiamo fatto altro che applicarlo con la normativa. Per far comprendere il nostro messaggio si decise, io, Primo Pacenti e anche il sindaco, per avere più forza, di andare al Ministero, quando c’era il Comitato Vini. Un funzionario della Camera di Commercio di Siena e un funzionario del Barolo mi dissero: ma che hai combinato? Questo ti vuole mettere in galera! Ma come, risposi io, che ho fatto? Ammetto che ero un po’ di preoccupato. Dopo aver atteso mi ricevette un senatore, il padre della legge 930 del 1963 (che per la prima volta stabilisce i livelli della piramide della qualità, partendo dalla Dogc, ndr) e iniziò a urlare. Guarda che io chiamo i carabinieri, a casa non ci torni perché vai in galera! Disse che questa iniziativa poteva creare uno scandalo, perché da Roma in giù non sapevano quanto vino venisse prodotto. Noi, risposi io, lo sappiamo, affare vostro se non lo sapete da Roma in giù. La Doc fu poi approvata così com’era, la nostra impostazione fu confermata. Di lì a poco arrivarono altre denominazioni, anche di territori che avevano osteggiato la nostra proposta. Un giornale di enologia francese disse che l’Italia aveva adottato una grande legge, rimediando così agli errori della 930. La storia del Rosso poi ha sempre camminato accanto al Brunello. C’è sempre una maggiore richiesta e un maggiore interesse, mi sembra che dal punto di vista commerciale e dei risultati vada sempre meglio”.

Andrea Costanti: “Montalcino è sempre stato all’avanguardia, anche nella creazione del Rosso di Montalcino. C’era una grande confusione, un uso improprio del nome Brunello. Abbiamo tutti in cantina etichette precedenti alla Doc con la dicitura “Rosso dai vigneti di Brunello”, che poi fu giustamente proibita, perché traeva in inganno. Fu una grande innovazione a livello legislativo, innovazione che in realtà riprese una tradizione in uso in tutte le aziende, che a Montalcino risale alla fine dell’Ottocento, ovvero quella di fare dagli stessi vigneti un vino più giovane. Questo per un duplice obiettivo: valorizzare il Brunello selezionando le uve e creare un’alternativa per aiutare le aziende. Un investitore doveva aspettare molto prima di arrivare alla piena produzione dei vigneti e poi aspettare l’uscita in commercio del Brunello, servivano insomma spalle molto larghe. La Doc Rosso di Montalcino comunque fu una grande intuizione, e lo dimostra il fatto che poi tante altri territori del vino sono venuti dietro facendo Doc di ricaduta. Prima si declassava a vino da tavola, con una perdita economica importante. In questo modo fu data dignità a questo vino. Si arriva poi agli anni Novanta quando sono nati i vigneti di Rosso di Montalcino, che hanno permesso alle aziende di espandersi e investire senza inflazionare eccessivamente il Brunello. C’è sempre stata la questione del nome, non molto qualificante, che ha penalizzato il Rosso di Montalcino. L’alternativa era chiamarlo semplicemente “Montalcino” ma a quel punto forse andava dedicato al vino più importante, il Brunello, come accade col Barolo. Il Rosso è un vino che dà una grandissima immagine di Montalcino per un’espressione più giovane del Sangiovese. Mi piace considerarlo non come il secondo vino, ma come il vino più giovane. Un vino che delle volte diventa anche competitivo. Vedo delle annate di Rosso insidiose per il Brunello, se andassimo a confrontare le stesse annate non so come andrebbe a finire”.

Francesco Ripaccioli: “Negli ultimi 15 anni ho percepito un’ulteriore importantissima soprattutto per il Rosso, un vino probabilmente di maggiore consapevolezza per i produttori, che finalmente ha trovato una sua identità. Nasce come Doc di ricaduta, poi ha compiuto un percorso che lo ha portato a distinguersi, non è un caso se oggi ne parliamo slegandolo dal contesto del Brunello. Abbiamo la grandezza del Brunello, che resterà sempre in alto, e il Rosso aiuta a mantenerlo su questo piedistallo. Il Rosso è un vino molto attuale, si adatta al consumo di oggi. Un vino più giovane, che ha un’approcciabilità diversa, se vogliamo più versatile. Scansando l’idea di un secondo vino, che è declassante, in azienda lo chiamiamo il nostro biglietto da visita, perché rappresenta un’azienda, un territorio, ha dentro l’anima di Montalcino, del Sangiovese, ma in questa versione più immediata che però, e lo vediamo nella degustazione di oggi, regge bene la prova dei tempi. È un vino che tecnicamente ci aiuta a valorizzare un vigneto nuovo. Riprendendo la metafora della Formula 1, il Rosso è un secondo pilota, ma se un secondo pilota è bravo gli viene data la possibilità di crescere e di diventare primo pilota. Ci sono tanti nuovi vigneti, in bellissime zone, impiantati per produrre Brunello, che nei primi anni vengono utilizzati per il Rosso di Montalcino. Il Rosso è anche un vino di avvicinamento. Dobbiamo portare le nuove generazioni a bere Brunello, e per fascia di prezzo e concezione ci si arriva per step. Con questo strumento possiamo mantenere i consumatori del Brunello, popolazione che sta un po’ invecchiando. Il Rosso a volte, nella sua gioventù, parla in modo più specifico delle zone, delle scelte di cantina, anche per una libertà maggiore del disciplinare. Il Rosso sta facendo la sua strada e non è più all’ombra del Brunello”.

Andrea Costanti: “Forse bisognerebbe intervenire nel disciplinare. Oggi l’unica prescrizione è sull’uscita, il 1 settembre successivo alla vendemmia, che viene incontro a necessità di un tempo, che forse ora non ci sono più, cioè svuotare i serbatoi per una nuova vendemmia. A livello legislativo non sono per avere tanti paletti. Forse fa fatto qualcosa in più affinchè trovi un’identità superiore, è anche giusto avere un vino che non abbia un grande invecchiamento in legno. Oggi sotto la denominazione di Rosso troviamo tanti vini diversi, con prezzi completamente diversi. Siamo in un settore dove stare fermi significa tornare indietro. Una riflessione la suggerirei agli amici e colleghi produttori. Il Rosso ha concorrenza, a differenza del Brunello che non ne ha, perché lo trovi assieme al Barolo nelle carte dei ristoranti. Trovo molto bello lavorare sul Rosso con operazioni tipo “Red Montalcino”, che lo rendono autonomo dal Brunello. Penso che non ci sia un vino al mondo con un rapporto qualità/prezzo come il Rosso di Montalcino, che secondo me ha un prezzo medio troppo basso. La strada è di renderlo più fashion, come artifici banali come la temperatura di servizio. Prima si parlava di vini a 20-22 gradi, non dico che il Rosso deve fare concorrenza agli aperitivi, ma aprirsi uno spazio, un momento in cui un bicchiere di vino rosso diventi fashion. Molto bello poi è l’abbinamento con la musica. Mentre il Brunello si accosta più alla musica classica, il Rosso lo accosterei al rock”. Ripaccioli suggerisce la parola “contemporaneità”, legata allo stile ma anche al momento, alle situazioni del mercato. “È un vino che ci può dare una grande mano”. Per Tiezzi “il Rosso è un vino importante, sempre purtroppo rimasto all’ombra di un altro vino che ha tutta un’altra filosofia. Il Rosso è molto versatile, disponibile, diretto”.

Rosso, via libera all’aumento di superficie del vigneto

Calice di Rosso di Montalcino a Red MontalcinoVia libera all’aumento del vigneto Rosso di Montalcino. Lo ha deliberato, fa sapere una nota del Consorzio del Brunello, la Regione Toscana, che ratifica formalmente l’ampliamento della superficie rivendicabile per la D.o. approvato dall’assemblea dei soci dell’ente consortile lo scorso dicembre. La notizia arriva a pochi giorni da Red Montalcino, l’evento organizzato dal Consorzio dedicato al Rosso di Montalcino, in programma venerdì 21 giugno (dalle ore 18) alla Fortezza del borgo toscano.

“La delibera della Regione arriva proprio in occasione dei quarant’anni del Rosso di Montalcino. I nostri produttori potranno così ufficialmente ampliare la propria produzione così da rispondere alla crescente richiesta di mercato, anche internazionale - ha dichiarato il presidente del Consorzio Fabrizio Bindocci -. Infatti, il Rosso è un prodotto versatile, di pronta beva che però si presta bene anche all’invecchiamento. Un vino in cui i vignaioli hanno sempre creduto e che ora sta ottenendo il giusto riconoscimento anche da buyer e consumatori”.

Il vigneto della Doc (attualmente di 519,7 ettari) potrà essere incrementato fino a 364 ettari (+60%). L’ampliamento, inoltre, non comporterà l’impianto di nuove vigne: gli ettari aggiuntivi rivendicabili fanno infatti già parte delle mappe del territorio come quota di vigneti coltivati a Sangiovese ma liberi da albi contingentati. In termini di bottiglie, la produzione potenziale aggiuntiva del Rosso sarà di poco superiore ai 3 milioni che si andranno a sommare alla media attuale di circa 3,6 milioni di pezzi l’anno.

Alla terza edizione di Red Montalcino sono 68 i produttori che propongono i loro vini nel consueto walk around tasting. Tra i food pairing (ore 20) si spazia dalle specialità gastronomiche regionali a quelle vegan e fusion; alle 22 apre l’enoteca collettiva con il servizio sommelier e l’area mixology con prodotti locali. In chiusura il djset di Jay Carol Gigli del duo Jas&Jay. A fare da preview per la stampa, il talk moderato dalla giornalista di Rainews24 Barbara Di Fresco “Red Evolution: origini e futuro del Rosso di Montalcino” (ore 11 | Chiostro di Sant’Agostino) dove la storicità si confronta con la visione moderna dei produttori attraverso le voci di Enzo Tiezzi, Andrea Costanti e Francesco Ripaccioli.

Il Rosso di Montalcino raddoppia il potenziale

Vigneti a Montalcino0Il Rosso di Montalcino raddoppia il suo potenziale, passando dai 3,6 milioni di bottiglie in media negli ultimi 5 anni, ad oltre 6, con un vigneto Doc che crescerà di 364 ettari, rispetto ai 519,7 ettari di oggi. “L’assemblea dei soci del Consorzio del vino Brunello di Montalcino ha approvato oggi l’ampliamento della superficie rivendicabile per la Doc Rosso di Montalcino. Il successivo Consiglio di amministrazione del Consorzio ha poi ratificato la decisione. Per il vigneto della Doc, attualmente di 519,7 ettari, è stato definito un incremento pari a 350 ettari, con una tolleranza aggiuntiva del 4% che porta a un totale complessivo di 364 ettari. Il potenziale produttivo aggiuntivo del Rosso di Montalcino sarà, quindi, di poco più di 3 milioni di bottiglie (0,75 litri) da sommare all’attuale media di 3,6 milioni di pezzi l’anno riscontrati nell’ultimo quinquennio. Dato, quest’ultimo, ritenuto dal Consorzio troppo leggero a fronte di una domanda internazionale sempre più interessata ai vini della denominazione”, spiega una nota del Consorzio.

Il documento di proposta approvato oggi in assemblea indica il metodo digressivo alla base dell’ampliamento: per le imprese fino a 10 ettari di superficie rivendicabile iscritta l’incremento arriverà fino al 15%; a scalare le percentuali accordate per vigneti più consistenti, contemplate in altre 2 categorie (fino a 20 ettari e oltre). Il risultato sarà anche quello di favorire la crescita delle piccole aziende; sono infatti 258 le cantine comprese nel primo cluster (fino a 10 ettari), contro le 52 delle restanti categorie a maggior estensione.

“Abbiamo pensato - ha detto il presidente del Consorzio del vino Brunello di Montalcino, Fabrizio Bindocci - ad un modello sostenibile per la competitività di un vino in ottima salute, la cui debolezza congenita sta proprio nella scarsità di prodotto. Allo stesso tempo abbiamo ritenuto importante attuare l’ampliamento senza impiantare un centimetro di vigna in più: i 350 ettari aggiuntivi sono già nelle mappe del territorio come quote di vigneti coltivati a Sangiovese, ma liberi da albi contingentati. Con questa scelta, i soci e le altre imprese del territorio avranno la possibilità di ristabilire una condizione produttiva ottimale ed allo stesso tempo di non “stressare” la produzione di uve dai vigneti rivendicati a Brunello, a tutela della qualità di prodotto. Ora, per la ratifica formale, la proposta dovrà passare dalla Regione Toscana, che ha attivamente collaborato alla definizione del piano”.

“Rosso, vini simili al Brunello che costano molto meno”

Degustazione di Rosso durante Red Montalcino“Brunello di Montalcino e Rosso di Montalcino sono prodotti nello stesso luogo e con lo stesso vitigno, ma il primo è considerato uno dei migliori vini al mondo mentre il secondo un “also-run” (perdente o sfavorito, ndr). Ma è davvero così?”. Se lo chiede Lettie Teague, firma del Wall Street Journal, uno dei quotidiani finanziari più influenti al mondo, in un articolo dedicato alle due denominazioni di Montalcino dal titolo “Questo vino rosso toscano d’occasione è più buono che mai”. “Parlando nelle scorse settimane con produttori di Brunello - scrive Teague - li ho trovati allo stesso modo concentrati nel produrre un Rosso di prim’ordine e un grande Brunello. Dopo aver assaggiato una quindicina di Rosso di Montalcino, penso che molti di loro siano riusciti a fare vini simili al Brunello che costano molto di meno”.

La giornalista del Wall Street Journal evidenzia i differenti tempi e regole di produzione e la disparità di prezzo (“mentre un buon Brunello costa almeno 100 dollari a bottiglia, un buon Rosso costa sui 30 dollari”), mette insieme i suoi cinque assaggi preferiti - dal Rosso di Montalcino 2020 di Argiano al Rosso di Montalcino 2020 di Banfi, da Rosso di Montalcino 2020 de La Gerla al Rosso di Montalcino 2020 di Val di Suga, per citarne alcuni - e fa sapere che nella degustazione di un suo amico, appassionato di Brunello, è rimasto scioccato nello scoprire che quel che aveva assaggiato era “solamente” un Rosso di Montalcino.

L’articolo di Lettie Teague è stato ripreso dal “Gambero Rosso”, che ha evidenziato il dualismo tra Brunello e Rosso (che, dallo scorso anno, ha un evento a sé, Red Montalcino, e potrebbe presto vedere un’apertura dell’Albo dei Vigneti che ad oggi conta 510 ettari a fronte dei 2.100 del Brunello, ndr) per poi sottoporre la provocazione al Presidente del Consorzio che tutela le due denominazioni, Fabrizio Bindocci. “Accomunare il Rosso al fratello maggiore non è un problema, è un valore - ha minimizzato Bindoccisono due vini complementari e lo saranno anche in futuro (...). Il rischio non si pone”. Al lettore, le considerazioni finali sull’argomento.

Il Rosso di Montalcino cerca una propria strada

La Fortezza di Montalcino ha ospitato Red Montalcino 2023Espressione della visione giovane e contemporanea di un territorio icona del vino italiano, il Rosso di Montalcino, dopo anni e anni all’ombra del Brunello, cerca adesso una propria strada. In modo spensierato e meno impegnativo, per attirare anche i giovani consumatori. Si spiega così Red Montalcino, evento interamente dedicato a questa denominazione, andato in scena il 15 luglio in  Fortezza, con 68 cantine e un’enoteca collettiva con servizio sommelier per far degustare il Rosso in abbinamento a specialità gastronomiche regionali, vegan e fusion. Il tutto accompagnato da performance musicali. E mentre il Consorzio, per aumentare la produzione, pensa di allargare il vigneto, da 26 anni fermo a 510 ettari, abbiamo chiesto alle aziende quali sono secondo loro le linee guida da seguire per far crescere il Rosso di Montalcino.

Guarda il video:

Consorzio: “Rosso di Montalcino double-face”

La Fortezza di Montalcino al tramontoPrezzi in aumento, stock in cantina ai minimi storici, crescita in doppia cifra dell’export, del mercato interno, della domanda Horeca e boom delle vendite dirette. Il successo del Rosso di Montalcino è sempre più evidente, al punto che nella denominazione si pensa di allargarne il vigneto, rimasto immutato da 26 anni, riporta una nota stampa del Consorzio del Brunello, alla vigilia della seconda edizione di Red Montalcino, di scena domani nella trecentesca Fortezza di Montalcino.

“Il segreto della nostra Doc rossa – spiega il presidente del Consorzio, Fabrizio Bindocci – è la versatilità, negli anni affinata dalla tecnica dei nostri viticultori e dal terroir nei vigneti. Oggi il Rosso di Montalcino è in grado di esprimersi in una doppia veste: da una parte i produttori che hanno lavorato su un vino di pronta beva, croccante, vivace, un vero e proprio “petit vin” immediato e semplice; dall’altra la scuola di pensiero opposta, che scommette sempre di più sull’invecchiamento di un Sangiovese reso intrigante dal lavoro in vigna e in cantina ma anche dalla biodiversità del territorio. Un vino importante– ha concluso Bindocci -, da stappare anche dopo vent’anni”.

Secondo le elaborazioni dell’Osservatorio prezzi del Consorzio, nel 2022 le vendite sono aumentate di quasi il 20% rispetto al pur positivo 2021, con un posizionamento premium sempre più richiesto sia in Italia - principalmente in Toscana (24% delle vendite interne), Lombardia (20%), Emilia-Romagna (18%) e Lazio (13%) -, sia all’estero, dove la domanda statunitense, che vale il 30% dell’export, è cresciuta del 40% solo nell’ultimo anno.

Alla seconda edizione di Red Montalcino saranno 70 i produttori che proporranno i loro vini a partire dalle ore 18. Ci sarà anche una masterclass condotta da Filippo Bartolotta che farà il punto su passato e futuro del Rosso. Un focus per comprendere gli scenari evolutivi di un vino sempre più emancipato dall’illustre fratello che, secondo Bartolotta, “dimostra la maturità dei suoi produttori, in grado di esprimere piena consapevolezza agronomica ed enologica”. Sotto la lente riservata agli operatori, 12 vini che riflettono entrambe le tendenze, con prodotti giovani fino alle annate da invecchiamento di un vino che attualmente esprime circa 4,5 milioni di bottiglie l’anno.

Alle ore 20 gli abbinamenti con il cibo, non solo la cucina di territorio ma anche quella vegan e fusion. Alle ore 21 sarà attiva l’enoteca collettiva con servizio sommelier, mentre la mixology sarà la protagonista notturna (dalle ore 22) assieme alla musica, anche qui miscelata tra il dj set di Greta Tedeschi, il jazz del Matteo Addabbo Organ Trio, la lirica degli Unconvetional Singers e l’indie-rock dell’A tra poco band.

Rosso di Montalcino, si valuta allargamento vigneto

Vigneto a MontalcinoInizia a rilento il 2023 delle due principali denominazioni di Montalcino, come del resto per tante altre denominazioni rossiste italiane. Il Brunello, con 30.431 ettolitri immessi sul mercato nei primi sei mesi dell’anno, registra un -6% rispetto allo stesso periodo del 2022 (32.308 ettolitri), e un -6,6% rispetto alla media degli ultimi dieci anni (32.436 ettolitri). A rivelarlo il report sulle principali denominazioni vitivinicole toscane da parte di Avito, l’associazione che riunisce i Consorzi vinicoli della Toscana. Va molto peggio al Rosso di Montalcino, secondo nei ribassi solo al Montecucco, con un -24% (14.938 ettolitri immessi) rispetto al 2022 (19.657 ettolitri) e un -19,72% rispetto alla media nell’ultimo decennio (17.884 ettolitri). Numeri in controtendenza con il 2022, anno in cui il Rosso di Montalcino ha visto un aumento delle vendite a valore del 19% (+9% del prezzo medio), un exploit della domanda nazionale e ottime performance all’estero, secondo le elaborazioni dell’Osservatorio prezzi del Consorzio del Brunello, che si basa sulla raccolta dei dati di fatturato forniti dalle aziende che incidono per il 28% sul venduto della denominazione.

“Il Rosso di Montalcino ha superato l’età evolutiva ed ora è a un punto di svolta - dichiara il presidente del Consorzio, Fabrizio Bindocci, a pochi giorni da Red Montalcino, l’evento dedicato alla Doc nella Fortezza di Montalcino, in programma il 15 luglio - il prodotto è ben posizionato sul segmento premium e viene da un biennio di risultati importanti: il prezzo medio aumenta (+13% sul biennio), la domanda Horeca risponde molto bene sia in Italia che all’estero, la vendita diretta è in forte incremento per un vino che ha raggiunto la sua piena identità. Compito del Consorzio è ora assecondarne la crescita non perdendo di vista gli equilibri della denominazione e per questo abbiamo avviato un confronto con i soci per definire le prossime strategie di indirizzo”. Secondo Bindocci, l’affermazione del Rosso di Montalcino, sebbene il 2023 si sia avviato in modo più tiepido, impone una riflessione sulla possibilità di aumentare la produzione del Rosso, invariata dal 1997. “La media dell’imbottigliato negli ultimi 5 anni equivale a 4,4 milioni di bottiglie l’anno: per alcuni sono poche - visto l’incremento del mercato - per detenere stock in cantina di un prodotto il cui sfuso arriva a 4,5 euro al litro e i cui declassamenti in uscita sono ormai pari a zero”. Il vigneto, da 26 anni contingentato a 510 ettari, è gestito per il 98% da produttori/imbottigliatori, con solo il 2% dei contrassegni distribuiti a imbottigliatori puri.

 

Tornando al 2022, tra i principali Paesi esteri, l’Osservatorio segnala crescite superiori al 40% per la domanda statunitense (30% del mercato internazionale) e svedese (top buyer europeo); ben sopra la media anche l’export verso Svizzera e Germania, con Uk, Belgio, Danimarca in segno positivo. Exploit della Francia, che supera il 50% di incremento, mentre scendono Canada, Norvegia, Brasile e l’emergente Sud Corea, dopo il boom della domanda degli anni scorsi. Complessivamente il continente americano rappresenta il primo sbocco per il Rosso di Montalcino, con un’incidenza sull’export totale del 50%, e con gli Stati Uniti di gran lunga prima domanda mondiale. In Italia, il Nord rappresenta il 48% della domanda; tra le regioni, Toscana Lombardia ed Emilia-Romagna le migliori piazze per la Doc ilcinese. Tra i canali, distributori esteri e horeca rappresentano la fetta principale, con la vendita diretta data in forte incremento.

“Red Montalcino”, il 15 luglio, è alla seconda edizione e prevede un focus sul prodotto con il walk around tasting tra 70 produttori (ore 18), ma anche food pairing con le aree a specialità gastronomiche regionali, vegan e fusion (ore 20). Dalle 21 sarà attiva l’enoteca collettiva con servizio sommelier, mentre la mixology sarà la protagonista notturna (dalle ore 22). Il biglietto si può acquistare online (qui) o presso la biglietteria del Complesso di Sant’Agostino.

Red Montalcino, edizione n. 2 in Fortezza

La Fortezza di Montalcino dopo il restylingIl cambio di location (dal Complesso di Sant’Agostino alla Fortezza), l’inserimento di musica e food e lo slittamento di circa un mese, a metà luglio, momento forse meno congeniale per la temperatura estiva. Sono le novità della seconda edizione di Red Montalcino, l’evento interamente dedicato al Rosso di Montalcino. “Una festa del vino pop”, spiega in una nota il Consorzio del Brunello, quella in programma sabato 15 luglio nella Fortezza medievale. Il battesimo dell’edizione 2023 è affidato a un walk around tasting con 70 produttori (ore 18), seguito dall’apertura dei food corner con specialità gastronomiche regionali, vegan e fusion (ore 20). Dalle ore 21 sarà attiva l’enoteca collettiva con servizio sommelier, mentre la mixology sarà la protagonista notturna (dalle ore 22). Ad animare il format sotto le stelle di Red Montalcino, anche un palinsesto musicale (dalle ore 19 alle ore 24) che vedrà la partecipazione di “Unconventional Singers”, “Matteo Addabbo Organ Trio”, “A tra poco band” e “Greta Tedeschi dj set”.

Nel 2022, secondo l’Osservatorio Prezzi del Consorzio, il Rosso di Montalcino ha registrato una crescita in valore del 19% rispetto all’anno precedente, con una variazione positiva anche nei volumi commercializzati dell’11%. Secondo il panel monitorato, che rappresenta il 28% della capacità produttiva della Doc, cresce sensibilmente a valore il mercato interno che incide per oltre la metà delle vendite (+23%) mentre tra le piazze estere si distingue il balzo della domanda statunitense (+47%).

La Doc Rosso di Montalcino conta su 510 ettari vitati e una produzione che si aggira in media su 4-4,5 milioni di bottiglie l’anno. I principali mercati di riferimento sono l’Italia, gli Stati Uniti, il Canada, la Svezia e la Germania.

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