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Benvenuto Brunello, assegnati i premi Leccio d’Oro

I vincitori del Premio Leccio d'Oro 2023Da Siena passando per Cernobbio fino ad Asti, da Londra a New York. Parte dalla Toscana e arriva oltreoceano il 32° Leccio d’Oro, il riconoscimento del Consorzio del vino Brunello di Montalcino che oggi - in occasione della seconda giornata della 32° edizione di Benvenuto Brunello - ha rivelato i 5 vincitori tra ristoranti ed enoteche, nazionali e internazionali con una wine list altamente rappresentativa dei vini espressione del borgo toscano.

A salire sul podio per la sezione dedicati ai ristoranti del Belpaese, riporta una nota del Consorzio, è il Ristorante Veranda dell’Hotel Villa d’Este a Cernobbio. Elegante struttura con vista sul lago di Como, il Ristorante Veranda vanta una cantina con più di 50mila bottiglie e in carta vini propone una selezione di oltre 3500 etichette, di cui 300 provengono da Montalcino. Dalle sponde del lago manzoniano alla città della Grande Mela con il ristorante Sistina. Situato in una palazzina ottocentesca dell’Upper East Side e con una collezione di opere d’arte che vanno da Matisse a Mirò, il locale dispone di una cantina con circa 100mila bottiglie e 4.600 etichette, tra cui le migliori annate di Brunello e Brunello Riserva.

A trionfare nella categoria enoteche, il Quadrifoglio di Calosso (AT) il cui catalogo online propone oltre cento etichette tra Brunello e Rosso di Montalcino e Il Berry Bros. & Rudd di Londra, con un e-commerce che supera le cento referenze ilcinesi.

Resta invece in Toscana il Premio Speciale Leccio d’Oro “Rosso di Montalcino” assegnato all’Osteria Il Bargello di Siena. Il locale dispone dal 2020 anche del Salotto del Vino, un’enoteca che conta circa mille etichette di cui quasi cento sono di Montalcino. Inoltre, le proposte giornaliere al calice includono sempre un Rosso o un Brunello

Istituito nel 1994, il Premio Leccio d’Oro è dedicato ai ristoranti e alle enoteche nazionali ed estere con una wine list particolarmente rappresentativa dei vini espressione del borgo toscano, a partire proprio dal Brunello. La Giuria del Premio è composta dal presidente e da membri del consiglio del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino.

Benvenuto Brunello n.31: i premiati del Leccio d'Oro

I premiati del Leccio d'OroAmbasciatori del Brunello in Italia e nel mondo con una carta vini altamente rappresentativa della denominazione del borgo toscano. Sono i cinque vincitori del Premio Leccio d’Oro annunciati oggi nel corso della seconda giornata della trentunesima edizione di Benvenuto Brunello, l’evento di punta del Consorzio in programma a Montalcino fino al 21 novembre. A salire sul podio per la sezione tricolore dedicata ai ristoranti è ‘’Varrone” a Milano. Tempio meneghino della griglia per tagli di carne provenienti da tutto il mondo, Varrone propone in lista circa 100 referenze di Brunello oltre a una quindicina di Rosso di Montalcino. Dalla città del Duomo per antonomasia a quella del Tower Bridge con il Leccio D’oro che vola oltremanica al ristorante Hide di Londra, una stella Michelin. Nel locale a tre piani in stile contemporaneo a Piccadilly Circus, sono oltre 60 le etichette di Brunello di Montalcino proposte ai food&wine lover.
Per la categoria ‘enoteche’, entrano nel palmares del Leccio D’Oro “Eataly New York Flatiron” il concept store enogastronomico di Oscar Farinetti sulla Fifth Avenue nel centro del distretto di Manhattan e l’”Enoteca Rocchi” di Roma. Fondata nel 1904, l’Enoteca Rocchi dislocata in 4 punti strategici di Roma, è il punto di riferimento per gli enoappassionati nella capitale. Con oltre 40 referenze di Brunello di Montalcino di diverse aziende, da gennaio a settembre lo store enologico ha venduto circa 16.000 bottiglie del principe dei vini rossi toscani.
Rimane invece in Toscana il Premio Speciale Leccio D’Oro “Rosso di Montalcino” assegnato all’enoteca “La Dolce Vita” di Montepulciano. Nata nel 2005 da un’idea di Cristian Brasini e della famiglia Barbetti, La Dolce Vita è situata all’interno di un edificio storico di rara bellezza risalente al 1200.
Tra le novità della 31^ edizione dell’evento di anteprima delle annate, il Brunello Day con il battesimo del millesimo 2018 e della Riserva 2017 in contemporanea a New York, Los Angeles, Toronto e Londra il 17 novembre.

Leccio d'Oro, consegnati i premi a Montalcino

La consegna dei premi Leccio d'OroÈ un red carpet lungo dalla Norvegia a Malta e che attraversa il Belpaese quello del Leccio d’Oro, il premio del Consorzio del vino Brunello di Montalcino che oggi, in occasione della giornata conclusiva della prima tappa del 30° Benvenuto Brunello (19-29 novembre), ha svelato i 7 vincitori tra ristoranti, locali storici ed enoteche, nazionali e internazionali.

Ad aggiudicarsi il Leccio d’Oro nella categoria ristorante estero è il Casa Matta di Oslo: il locale, nonostante abbia aperto solo lo scorso anno, ha già all’attivo circa 40 referenze di Brunello.

Sale invece sul podio della ristorazione tricolore, La Trattoria Enrico Bartolini. Situato all’interno dell’Andana Resort a Castiglion della Pescaia (GR), il ristorante stellato “declinato - secondo la guida Michelin - in salsa maremmana” offre nella sua carta vini circa 150 referenze di Brunello, una library di annate dagli anni ‘90 e una stanza tutta dedicata al re dei vini di Montalcino.

Dalla Toscana al Veneto, con l’esordio del Leccio d’Oro nella città di Giulietta e Romeo grazie allo storico Caffè Dante Bistrot, che conquista il riconoscimento nella sezione ‘Osterie’. Sono circa 90 le etichette di Brunello presenti nella carta vini del locale di Piazza dei Signori a Verona, dove la statua del sommo Poeta vigila sulla cantina premiata anche quest’anno con i due bicchieri del “Best of award of Excellence” di Wine Spectator.

Per le enoteche entra nel palmares internazionale del Leccio d’Oro, Vini e Capricci by Abraham’s nella città di Xeuchia a Malta, un vero e proprio luogo cult e punto di riferimento nell’isola per gli appassionati di gourmet food, wine & spirit. Mentre la sezione tricolore va all’Antico Vinaio di Cernusco sul Naviglio, la “casa del vino” alle porte di Milano guidata da Cristiano Navalesi, originario toscano trasferito al Nord per “seguire il cuore”.

Per quanto riguarda i premi speciali del Leccio d’Oro 2021, la storica Salumeria Roscioli, famosa in tutto il mondo per la sua carbonara da podio a ridosso di Campo dei Fiori a Roma, si aggiudica la sezione “Rosso di Montalcino”, mentre il riconoscimento “Brunello Lovers” va al Calandrino (Rubano, Padova), il locale eclettico e informale del pluristellato Massimiliano Alajmo, che propone oltre 50 etichette di Brunello in carta.

Istituito nel 1994, il Premio Leccio d’Oro è dedicato ai ristoranti e alle enoteche nazionali ed estere con una wine list particolarmente rappresentativa dei vini espressione del borgo toscano, a partire proprio dal Brunello.

Link all’albo del Premio Leccio d’Oro: https://www.consorziobrunellodimontalcino.it/it/1354/benvenuto-brunello#1869-anchor

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Tutti i vincitori del Premio Leccio d'Oro 2021

Tutti i vincitori del Premio Leccio d'Oro 2021Prosegue il giro del mondo del Leccio d’Oro, il premio del Consorzio del vino Brunello di Montalcino riservato a ristoranti ed enoteche, nazionali e internazionali, con una carta o lista vini altamente rappresentativa dei vini espressione della viticoltura del borgo toscano, a partire dal Brunello. Un viaggio lungo quasi 36mila km quello della 29^ edizione che oggi ha svelato i vincitori delle due categorie nel corso della prima giornata di tasting di Benvenuto Brunello Off.  E se per la sezione tricolore dei ristoranti il Leccio d’Oro 2021 si è fermato alla storica Trattoria Osenna di San Quirico d’Orcia, che nella sua cantina vanta 357 referenze di Brunello, il podio internazionale vede un ex aequo tutto nordamericano condiviso dal ristorante Gattopardo di New York e dal Don Alfonso di Toronto. Situato all’interno delle Rockefeller Townhouses, al 13-15 West della 54^ Strada, Il Gattopardo che deve il suo nome all’omonimo film di Luchino Visconti offre più di 30 selezionatissime referenze di Brunello. Dagli Usa al Canada, con il Leccio d’Oro internazionale assegnato al Don Alfonso 1890 (Toronto), primo ristorante nella storia del premio a bissare il riconoscimento del Consorzio.  Di proprietà della famiglia Iaccarino e fratello ‘minore’ dello stellato a Sant’Agata sui Due Golfi, il Don Alfonso canadese è stato nominato nel 2019 secondo miglior ristorante italiano al mondo dalla guida 50 Top Italy e insignito anche del Wine Spectator Best of Award of Excellence. Oggi la sua carta vini spazia dal Rosso di Montalcino al Brunello.

Ha un significato speciale il Leccio d’Oro 2021 della categoria enoteche italiane. A riceverlo, infatti è la Fenice dell’Aquila: distrutta dal sisma del 2009, il locale ha riaperto nel 2014. Nei suoi scaffali sono ancora esposte le poche bottiglie ora bollate ‘earthquake resistent’ che si sono salvate dal terremoto. La targa del premio del Consorzio del vino Brunello di Montalcino va anche a Vino italiano di Boston, enoteca tutta dedicata al prodotto tricolore e punto di riferimento per i winelover bostoniani.

Per quanto riguarda i premi speciali del Leccio d’Oro 2021, Terra di Piero ad Arezzo si aggiudica quello dedicato al ‘Rosso di Montalcino’, mentre il ‘Brunello Lovers’ va al Giglio, trattoria fiorentina a Bangkok e all’enoteca Two Rocks Wine Company alle Bermuda.

I vincitori del Premio Leccio d’Oro 2020

I vincitori del Premio Leccio d’Oro 2020Da San Quirico d’Orcia (SI) a Bologna, passando da Las Vegas fino a Singapore: anche quest’anno il Leccio d’Oro, il riconoscimento assegnato oggi a Benvenuto Brunello, viaggia e premia ristoranti ed enoteche italiane e oltreoceano. Sul podio quattro vincitori: Adler Spa Thermae Resort (San Quirico d’Orcia), Enoteca Italiana di Bologna, Ferraro’s di Las Vegas e Praelum a Singapore, ai quali è stata assegnata la targa celebrativa nel corso della ventottesima edizione dell’evento organizzato dal Consorzio del vino Brunello di Montalcino.

Con oltre cento referenze di Brunello, Ferraro’s di Las Vegas si aggiudica il premio per la categoria ristorante estero, eguagliato ad Oriente dall’enoteca Praelum di Singapore che entra così nel palmares del Leccio d’Oro.

Nel Belpaese invece primeggiano l’Enoteca Italiana, storico locale bolognese e il ristorante Adler Spa Thermae Resort (San Quirico D’Orcia – SI), che nella sua cantina in travertino custodisce un’ampia selezione di Brunello.

Premiato anche Ilio Raffaelli, sindaco di Montalcino dal 1960 al 1980, insignito dello speciale Leccio d’Oro per la sua attività di promozione del turismo, valorizzazione del vino locale e diffusione della cultura del Brunello. Novità assoluta del 2020 è la targa “Rosso di Montalcino” che la giuria ha conferito a Signorvino, insegna particolarmente fornita dei vini della denominazione.

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L’Enoteca Dalmazio compie 30 anni

Annibale Parisi, Bruno Dalmazio (al centro) e Marco ParriRisalendo la Traversa dei Monti, dopo il distributore di benzina e prima dell’insegna che svela l’altitudine della cittadina, una lunga curva accoglie un locale diventato ormai punto di riferimento per abitanti e turisti, primo vero biglietto da visita di Montalcino. È l’Enoteca Bruno Dalmazio, che lo scorso mese ha festeggiato 30 anni di vita.

“Tutto iniziò nel 1988 - racconta alla Montalcinonews Dalmazio, fondatore e proprietario dell’enoteca, che conta sette dipendenti - si parla di preistoria, c’erano una cinquantina di aziende, la maggior parte dei produttori è arrivata negli ultimi 25 anni”. Dalmazio, napoletano, si trovò proiettato in Toscana per questioni di cuore. Sua moglie venne chiamata nella filiale di Montalcino del Monte dei Paschi, lui scelse di seguirla. “Cominciai facendo il vendemmiatore alla Annibale Parisi, Bruno Dalmazio (al centro) e Marco Parri in una foto del 1988Banfi - spiega - poi lavorai come ragioniere a Col d’Orcia. Fu lì che venni a conoscenza di un progetto, ideato da Annibale Parisi: mettere insieme piccoli artigiani per vendere i prodotti tipici fuori da Montalcino. Una società di produttori di salumi, formaggi, dolci, miele, vino. Il marchio era “Collina d’Italia”. Nell’ottobre 1988 rilevammo un’officina. Eravamo tre operativi: io, Annibale Parisi e Marco Parri. Coprivamo tutta la Toscana, più qualche cliente nel resto d’Italia. Vendevamo soprattutto alle gastronomie. Sembra strano, ma non ha funzionato perché ha avuto troppo successo. Un eccesso di domanda rispetto all’offerta, che i piccoli produttori non riuscivano a soddisfare”.

Al posto dell'Enoteca Dalmazio, una volta, c'era un'officina e una pompa della benzinaNel settembre 1990 Altesino acquistò parte della società, che dopo qualche anno abbandonò il mercato all’ingrosso per puntare forte sui negozi. “Ne aprimmo una decina in tutta Italia, tra i quali uno sul Naviglio e uno a Rozzano - ricorda Dalmazio - nel 1992 aprimmo il primo wine bar a Montalcino, ovvero l’attuale enoteca, ma non ebbe il successo sperato, forse perché i tempi non erano ancora maturi. La gente ci chiedeva cosa fosse... E pensare che oggi lo fanno tutti!”. Bruno decise di licenziarsi e di continuare nel mondo della distribuzione. Poi, nel 1998, Altesino cedette l’attività. “La comprai con un mio amico, io presi l’enoteca e lui il ristorante. Nel 2005 sono rimasto solo, dopo la crisi del 2008 mi sono buttato al 100% sul vino. Il 90% del fatturato del commercio all’ingrosso viene da lì”.

Il nuovo negozio di Bruno Dalmazio a Siena, in Via FiorentinaArriviamo poi alla storia recente. Nel 2017, durante Benvenuto Brunello, Dalmazio ha ricevuto insieme al ristorante Il Giglio il premio speciale Leccio d’Oro. L’anno scorso, a giugno, ha aperto un punto vendita a Siena, in Via Fiorentina, inaugurato ufficialmente il 15 dicembre. “È un punto di appoggio, uno sportello avanzato che conta 1.200 etichette (l’enoteca a Montalcino ne ha circa 4.000, ndr) - spiega - visto che da Siena in su eravamo poco presenti sul mercato. La logistica è ottima, ci sono parcheggi intorno ed è all’uscita della superstrada. Nasce per incrementare il commercio all’ingrosso, ma con mia meraviglia stiamo avendo un buon riscontro anche dalla gente del posto per gli acquisti al dettaglio. Se continua così dovrò assumere altro personale!”.

Trent’anni sono un periodo abbastanza lungo, un segmento temporale dove Bruno, dalla sua enoteca, ha visto la città trasformarsi radicalmente. “Montalcino era veramente bella, a misura d’uomo, me ne sono subito innamorato. Con lo sviluppo economico, di cui anch’io ho beneficiato, si è tuttavia perso un po’ quel fascino di piccolo paese che mi ha catturato al mio arrivo”.

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