“No ai derivati del petrolio nel vasetto di tartufo”

Cecilia Bacci e Paolo Valdambrini

Tutti d’accordo a San Giovanni d’Asso: basta con il bismetiltiometano messo in abbondanza nei preparati cosiddetti “tartufati” in vendita nei negozi e nei supermercati. Una pratica del tutto legale ma, come sostengono i tartufai, “colpevole di falsare i gusti dei consumatori”.

Al convegno che si è tenuto sabato in apertura dell’edizione n.34 della Mostra Mercato del Tartufo Bianco delle Crete Senesi lo hanno chiarito molto bene le studiose dell’Università di Siena Elena Salerni (micologa) e Lia Millucci (chimica). Hanno spiegato come il bouquet del tartufo bianco sia composto da centinaia di aromi naturali diversi mentre il bismetiltiometano, molecola derivata dal petrolio, ne riproduce soltanto uno. “Usando solo quello in modo massivo - ha detto Lia Millucci - diamo un’informazione errata ai nostri recettori olfattivi, così tanto bismetiltiometano li satura e impedisce poi al consumatore di apprezzare in pieno la complessità aromatica del tartufo bianco”.

“Chiediamo almeno trasparenza - ha detto il presidente dell’Associazione Tartufai Senesi Paolo Valdambrini - se in quel vasetto invece del tartufo c’è un derivato del petrolio, chiamatela salsa al petrolio, poi vediamo cosa sceglie il consumatore”. Al convegno era presente anche Cecilia Bacci, giornalista di Report, il format d’inchiesta di Rai 3 che a questo problema ha dedicato un ampio servizio mettendo a nudo tutte le contraddizioni legate all’uso di bismetiltiometano, dichiarato in etichetta solo sotto la voce “aromi” senza una sua esplicitazione, in prodotti definiti in etichetta ‘tartufati’ o ‘al tartufo’. La giornalista non ha fatto mistero della tante porte chiuse che ha trovato fra le aziende chimiche quando è andata chiedere come veniva prodotto ed in quali quantità era usato normalmente l’aroma sintetico. Grazie al convegno di San Giovanni d’Asso è molto probabile che la protesta prosegua in forma strutturata. L’avvocato Duccio Panti ha detto che la Confconsumatori è pronta a fare la propria parte a sostegno della causa dei tartufai. A margine del convegno, il consigliere regionale della Toscana, Stefano Scaramelli, presente a San Giovanni d’Asso ha subito dichiarato: “Come presidente della Commissione Sanità è una battaglia che intendo portare avanti, so che è legale usare il bismetiltiometano ma non si può più confondere un prodotto che giustamente chiamiamo Diamante bianco con un derivato del petrolio”. Il tema della chimica “nemica” del tartufo bianco è stato ripreso anche nella tavola rotonda che ha chiuso la giornata di domenica. Il Comune di Montalcino, con il sindaco Silvio Franceschelli a fare gli onori di casa, e i tartufai hanno chiamato a San Giovanni d’Asso i senatori Francesco Mollame (M5S) e Mino Taricco (Pd) che con Giorgio Maria Bargesio della Lega, mancato all’ultimo momento, hanno presentato i nuovi disegni di legge sul mondo del tartufo.

Con loro erano presenti anche la parlamentare Chiara Gagnarli (M5S) della Commissione Agricoltura della Camera, il presidente del gruppo consiliare dei 5 Stelle alla Regione Toscana Giacomo Giannarelli, il presidente dell’Associazione Nazionale Città del tartufo Michele Boscagli e il presidente della Federazione Italiana Tartuficoltori Associati (Fita) Gianfranco Berni.

Tutti si sono trovati d’accordo sulla necessità di tutelare, anche a livello legislativo, quella che è stata definita l’originalità del “modello Crete Senesi” con le centinaia di ettari di tartufaie curate, migliorate e mantenute tutto l’anno a spese di tartufai delle associazioni. E anche per la chimica tutti d’accordo sulla necessità di maggiore trasparenza in etichetta a tutto vantaggio dei consumatori e anche del tartufo, uno dei prodotti di punta dell’agroalimentare italiano di qualità”.

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