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Produzione vitivinicola, in Toscana -20%

Riccardo Cotarella (foto pagina Facebook Assoenologi)Scende di poco sotto i 44 milioni di ettolitri la produzione vitivinicola italiana, in calo del 12% rispetto ai 50 milioni dello scorso anno. Secondo le previsioni dell’Osservatorio Assoenologi, Ismea e Unione italiana vini (Uiv), presentate oggi al Masaf, quella del 2023 potrebbe rivelarsi la vendemmia più leggera degli ultimi 6 anni, ancora una volta caratterizzata dagli effetti ormai cronici dei mutamenti climatici che, con i relativi decorsi meteorologici incerti e spesso estremi (+70% le giornate di pioggia sui primi 8 mesi dell’anno scorso), hanno determinato importanti differenze quantitative lungo tutto lo Stivale. È infatti un vigneto Italia spaccato a metà quello fotografato dall’Osservatorio, che vede il Nord confermare i livelli dello scorso anno (+0,8%), mentre al Centro, al Sud e nelle Isole si registrano flessioni rispettivamente attorno al 20% e 30%.

Protagonista dell’annata, la Peronospora, malattia fungina determinata dalle frequenti piogge che non ha lasciato scampo a molti vigneti soprattutto del Centro-Sud. I tecnici dell’Osservatorio ribadiscono però come la Peronospora non influisca direttamente sulla qualità delle uve sane, i primi grappoli raccolti destinati alle basi spumante presentano infatti buoni livelli di acidità e interessanti quadri aromatici, che danno positive prospettive enologiche. Per le altre tipologie saranno determinanti le condizioni meteo del mese di settembre e ottobre quando si svolgerà il grosso della raccolta.
La contrazione volumica complessiva comporterebbe la cessione del primato produttivo mondiale alla Francia, la cui produzione è stimata attorno ai 45 milioni di ettolitri a -2% sul 2022. Un “puro dato statistico”, sottolinea l’Osservatorio, che potrebbe dimostrarsi più o meno incisivo a seconda dell’andamento climatico delle prossime settimane, cruciali per portare a maturazione ottimale soprattutto le uve delle varietà più tardive.

Per il presidente di Assoenologi, Riccardo Cotarella: “È una vendemmia molto complessa quella che stiamo affrontando, caratterizzata soprattutto dagli effetti dei cambiamenti climatici che sul finire della primavera e l’inizio dell’estate sono stati causa di malattie patogene come la Peronospora, alluvioni, grandinate e siccità. La fotografia che emerge dalle previsioni vendemmiali ci indica un calo della produzione di uve piuttosto significativo, soprattutto laddove la vite è stata ripetutamente attaccata dalla malattia. Sul fronte della qualità, il discorso è più complesso. Dalla vendemmia 2023 otterremo sicuramente vini di buona qualità, con punte di eccellenza. Molto – ha concluso il presidente di Assoenologi – dipenderà dal lavoro, a cominciare da quello degli enologi, eseguito in vigna e in cantina. È proprio in queste annate così strane che occorre mettere in campo tutte le conoscenze tecniche e scientifiche per mitigare i danni di un clima sempre più pazzo”.

"La contrazione produttiva di quest’anno non deve costituire un elemento di preoccupazione, visto il livello elevato di giacenze, che ha superato i 49 milioni di ettolitri, posizionandosi come il dato più alto degli ultimi sei anni – ha commentato il Commissario straordinario di Ismea, Livio Proietti –. Il tema non è tanto la perdita della leadership italiana in termini di volumi prodotti, piuttosto il rallentamento della domanda interna ed estera, che sta deprimendo i listini soprattutto dei vini da tavola e degli Igt. Dobbiamo lavorare per ridurre il gap in termini di valore tra noi e la Francia e per rafforzare il posizionamento competitivo dei vini di qualità, facendo sì che anche i vini comuni siano sempre più caratterizzati rispetto ai competitor”.

Per il presidente di Unione italiana vini, Lamberto Frescobaldi: “Non ci possiamo più permettere di produrre 50 milioni di ettolitri come nelle ultime vendemmie, e non può essere una malattia fungina a riequilibrare una situazione che ha portato di recente al record di giacenze degli ultimi anni. Sorprende, a questo proposito, come molti si preoccupino ancora di rimanere detentori di uno scettro produttivo che non serve più a nessuno: oggi più che mai si impongono scelte politiche di medio e lungo periodo, a favore della qualità e di una riforma strutturale del settore. Tra le priorità, occorre chiudere finalmente il decreto sulla sostenibilità e ammodernare il vigneto Italia, mediamente vecchio, difficile da meccanizzare e costoso da gestire. Serve anche revisionare i criteri per l’autorizzazione “a pioggia” di nuovi vigneti in base alle performance delle denominazioni, oltre a ridurre le rese dei vini generici e rivedere il sistema delle Dop e Igp, compresa la loro gestione di mercato. Questi sono gli strumenti per consentire al vino italiano di fare il salto di qualità necessario ad affrontare sia la situazione congiunturale dei mercati che i cambiamenti strutturali della domanda e delle abitudini di consumo. Infine – ha concluso Frescobaldi – occorrerà cambiare marcia sul piano commerciale, a partire dalla semplificazione dell’Ocm Promozione e da una promozione di bandiera capace di coinvolgere le imprese sin dalla sua pianificazione”.

Venendo ai dati della Toscana sulla produzione di vino e mosto, la media 2018-2022 è stata di 2.311 migliaia di ettolitri (fonte Agea), 2.338 per l'anno 2022. La stima Assoenologi, Ismea e Uiv per il 2023 con la collaborazione di Masaf e Regioni è di 1.870, con una variazione del -20%. La qualità del vino viene valutata come buona.

Focus Toscana
Facendo seguito a un’annata particolarmente scarsa di precipitazioni, la stagione 2023 si è contraddistinta fin dal germogliamento per un’elevata piovosità. Durante il mese di aprile si sono registrati alcuni abbassamenti di temperatura anche leggermente al di sotto degli zero gradi, che hanno portato a sporadici fenomeni di gelata nei fondivalle. Maggio e giugno hanno fatto registrare un’elevata frequenza di giornate piovose, obbligando i produttori a numerosi interventi di difesa per limitare le malattie fungine, Peronospora su tutte, seppur complicati dalle difficoltà di accesso delle macchine nei vigneti e dal rapido dilavamento dei prodotti fitosanitari causato dalle piogge. Per questo si sono riscontrati sintomi su foglie e grappoli e seppur in una situazione molto eterogenea ci sono zone dove si rilevano perdite di produzione importanti. Oltretutto, le piogge e le conseguenti basse temperature primaverili, hanno influenzato anche l’allegagione, favorendo l’acinellatura e la cascola dei piccoli frutti, così da diminuire ulteriormente i rendimenti ad ettaro.
Luglio è stato caratterizzato da caldo e assenza di precipitazioni che hanno portato a un importante sviluppo dei grappoli, grazie alle riserve idriche accumulate in primavera. Allo stesso tempo i vitivinicoltori si sono trovati a fronteggiare anche la crescente popolazione di Scaphoideus Titanus e la presenza in diverse zone del mal dell’esca. Nella prima settimana di agosto, ci sono stati i primi segnali di invaiatura che hanno preannunciato una vendemmia in tempi normali. Non vi sono sbilanciamenti sulla qualità del raccolto, perché dipenderà molto dalle condizioni meteo di settembre, per ora si prevede un calo della produzione generale, con danni da Peronospora rilevanti.

“Serve un osservatorio sull’enoturismo”

La presentazione del libro di Dario Stefàno e Donatella Cinelli ColombiniLa creazione di un Osservatorio permanente che monitori e fornisca dati ad hoc, per spingere ancor di più l’enoturismo, fenomeno in forte crescita e in ripresa dopo il Covid, dal punto di vista della promozione, della comunicazione e della formazione, ma anche digitalizzazione e monitoraggio. È quanto emerge dal nuovo manuale scritto a quattro mani dal senatore Dario Stefàno e dalla produttrice di Brunello e presidente delle Donne del Vino Donatella Cinelli Colombini, “Viaggio nell’Italia del vino. Osservatorio Enoturismo: normative, buone pratiche e nuovi trend” (Agra Editrice), presentato oggi a Roma, a Palazzo Giustiniani, alla presenza del presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, del ministro del Turismo Massimo Garavaglia, l’Ad Enit Roberta Garibaldi, il presidente nazionale Assoenologi Riccardo Cotarella, il presidente Associazione Nazionale Città del Vino Angelo Radica e Denis Pantini e Roberta Gabrielli di Nomisma Wine Monitor. Hanno mandato il loro contributo anche i ministri Elena Bonetti (Pari opportunità e famiglia) e Stefano Patuanelli (Politiche Agricole).

Al libro hanno contribuito le associazioni Città del vino e Le Donne del Vino e Nomisma-Wine Monitor, che ha elaborato un’indagine su 92 comuni e 150 cantine. Si tratta della prima indagine su un numero rilevante di attori dell’offerta enoturistica, da cui sono emerse le parole chiave per il futuro del comparto: promozione, comunicazione, formazione, digitalizzazione e monitoraggio, appunto. Forte e sostanzialmente unanime, la richiesta delle cantine alle istituzioni perché ci si doti di un piano di promozione e comunicazione nazionale sull’enoturismo. Un piano che per 6 aziende su 10 dovrebbe basarsi sui dati provenienti da un osservatorio permanente. Molto sentito anche il bisogno di corsi di formazione degli addetti (67%) e digitalizzazione delle aree rurali (58%).

Donatella Cinelli Colombini, che ha scritto la sezione dedicata alle buone pratiche enoturistiche post covid, ha sottolineato il carattere rivoluzionario dell’indagine che, per la prima volta, fotografa secondo i generi i ruoli nella filiera produttiva del vino: “Le donne sono il 14% di chi lavora in vigna e in cantina ma rappresentano la maggioranza degli addetti e dei manager nel marketing e comunicazione (80%) del commerciale (51%) e del turismo (76%). Come ha giustamente osservato Denis Pantini, gli uomini producono e le donne trasformano il vino italiano in euro”.

Aggiunge Stefàno: “L’indagine condotta da Nomisma offre diversi spunti di riflessione e input di tipo più pragmatico, utili ai produttori per scegliere come agire nelle aree di miglioramento, ma anche ai soggetti istituzionali e dei servizi che intendono supportare la crescita esponenziale di questo comparto e per i giovani che vogliono affacciarsi a questo mondo con competenza. A riprova, se ce ne fosse bisogno, dell’utilità che può avere un monitoraggio costante e tecnico su questo tema, in chiave di programmazione e strategia. Siamo agli inizi di un percorso di sviluppo, ma non dobbiamo sciupare altro tempo: è un treno che va preso subito e con criterio”.

L’indagine Nomisma analizza diversi aspetti: dall’incidenza delle attività di accoglienza sul fatturato delle cantine per aree geografiche, alla comunicazione aziendale dedicata, dalla provenienza al target degli enoturisti, dalle esperienze enoiche proposte alla spesa dell’enoturista, dai servizi a servizio alle azioni svolte dai Comuni, dai punti di forza alle aree di miglioramento.

“Un libro che è un emozionante viaggio in un’Italia bella, operosa, appassionata e appassionante che attraversa 650 mila ettari di terreni coltivati a vigneto e 300.000 aziende agricole - spiega Maria Elisabetta Alberti Casellati, presidente del Senato - numeri importanti che testimoniamo come il vino racconti le straordinarie ricchezze naturali e le incredibili energie umane del nostro Paese. Il vino è ambiente, territorio e paesaggio, anche riconosciuto dall’Unesco: dalla Val d’Orcia a Langhe-Roero Monferrato, dalla vite dello zibibbo di Pantelleria alle colline del Prosecco della Valdobbiadene. Territori così diversi ma capaci di far nascere uve e prodotti eccezionali e inimitabili. Il vino è il frutto del lavoro dell’uomo dove fantasia, creatività e spirito di intraprendenza coniugano procedimenti secolari con la capacità di innovare. La produzione vitivinicola italiana è un modello di sviluppo economico e sociale. La cultura dell’enogastronomia che il nostro Paese esporta da sempre in tutto il mondo e ogni anno richiama in Italia migliaia di visitatori, è una preziosa risorsa economica”.

Per Elena Bonetti, ministro per le Pari opportunità e la Famiglia, si tratta di “un lavoro che certifica l’impegno delle Donne del Vino nella promozione del ruolo e della partecipazione del protagonismo femminile in un settore così strategico per lo sviluppo del nostro Paese. Si è creata un’alleanza strategica tra il mondo delle istituzioni e il mondo della produzione, e in particolare quella capacità di promozione culturale e fattiva di un nuovo ruolo che le donne possono e debbono interpretare nel nostro Paese. Un tipo di progettualità che come Governo condividiamo, è pienamente in linea con la nostra azione questa visione di messa in evidenza delle eccellenze dell’Italia con lo sguardo del femminile. È in linea anche con la prima strategia nazionale per la Parità di Genere che riconosce nell’ambito agricolo femminile uno degli assi d’investimento come quelli previsti nel PNRR. La creatività, la passione e l’energia delle donne possono essere elementi qualificanti anche nei processi d’innovazione”.

Massimo Garavaglia, ministro del Turismo, aggiunge: “Quest’anno abbiamo dati molto positivi, ma non dobbiamo accontentarci. Lavoriamo sugli enormi margini di miglioramento: il turismo del vino è un’opportunità. Il vino è territorio. Occorre migliorare l’organizzazione, capire che l’enoturista è da intercettare. Quest’anno avremo un importante appuntamento con il congresso mondiale dell’Enoturismo ad Alba. Ascoltiamo i nuovi viaggiatori attenti all’accessibilità e alla sostenibilità. Dobbiamo parlare a loro, raccontare cosa c’è dietro a ogni bottiglia di vino”.

“L’enoturismo - dice Stefano Patuanelli, ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali - è motore consolidato di sviluppo del turismo nelle aree rurali e dell’intero settore vitivinicolo e permette di valorizzare le zone meno conosciute del territorio, favorendo una forma di turismo “lento” sempre più apprezzato in Italia e all’estero. Per permettere all’enoturismo di mantenere la sua forza attrattiva e rimanere fra i principali asset turistici dell’Italia occorre continuare a lavorare su formazione, promozione, innovazione e sostenibilità ma al contempo è necessario che tutte le Regioni recepiscano il decreto ministeriale sull'enoturismo del 2019 per condividere a ogni livello obiettivi e strategie comuni e definire una visione omogenea del territorio e dei servizi. Proprio per questo credo che un osservatorio per l’enoturismo a livello centrale possa rappresentare un’occasione per mettere a sistema le diverse competenze e gli strumenti a disposizione nonché le opportunità derivanti dalla PAC e dal PNRR per progettare in maniera condivisa il percorso di sviluppo del settore”.

“Il consolidamento del posizionamento del turismo legato al vino richiede un assetto istituzionale che non solo ne preservi e custodisca le peculiarità ma che ne estenda la portata”, sostiene Roberta Garibaldi, AD Enit - Enit per conto di due ministeri (Turismo e Politiche Agricole) sta curando le linee strategiche sul turismo enogastronomico e sta concentrando energie anche sull’ importante appuntamento di Alba a settembre che riunirà il gotha del mondiale del settore”.

“Il vino non è una bevanda - interviene Riccardo Cotarella, presidente Assoenologi - è un elemento di cultura, di passione, di amore e simbolo del nostro Paese agricolo. Tutte le regioni hanno il loro dialetto vitivinicolo. Resto ancora sorpreso da tutta questa ricchezza inesauribile che purtroppo pecchiamo nel raccontarla. Il vino senza comunicazione è insignificante. L’uva è frutto della natura, il vino è opera dell’uomo e della sua scienza. È l’unico prodotto dell’agricoltura che invecchia e migliora. Il vino ha in sé qualcosa di spirituale”.

“Siamo molto soddisfatti per l’ottimo prodotto scaturito dall'attività dell'Osservatorio sull'Enoturismo che portiamo avanti da 20 anni e che quest'anno si è arricchita della collaborazione di due prestigiose associazioni e del lavoro di Nomisma, organismo leader del settore - dice Angelo Radica, Presidente Associazione Nazionale Città del Vino - lo studio che quest'anno assume anche la forma di prodotto editoriale sarà una guida utile ed efficace per tutti i policy maker che potranno orientare le loro scelte andando incontro alle esigenze degli operatori del settore e quindi dei turisti».

Denis Pantini e Roberta Gabrielli di Nomisma Wine Monitor concludono: “Dall’indagine è emerso, in buona sostanza, come la crescita dell’enoturismo in Italia possa essere ricondotta a cinque parole chiave in grado di riassumere esigenze e priorità per lo sviluppo di tale attività, vale a dire promozione, comunicazione, formazione, digitalizzazione e monitoraggio, quest’ultimo obiettivo traducibile in un Osservatorio permanente in Italia in grado appunto di monitorare, analizzare e indirizzare i risvolti di un fenomeno dalle enormi potenzialità socio-economiche non solo per le imprese vitivinicole ma per interi sistemi locali e territoriali del Bel Paese”

Per il Brunello è un 2020 da ricordare, nonostante tutto

Il presidente del Consorzio del Brunello Fabrizio BindocciUn inizio 2020 molto brillante, per Montalcino. A febbraio aveva ospitato giornalisti, operatori e appassionati per presentare una delle migliori annate di sempre, il Brunello 2015, e aveva visto assegnare cinque stelle alla vendemmia 2019, così come cinque sono i cerchi delle Olimpiadi che Milano e Cortina ospiteranno nel 2026, richiamati nella piastrella celebrativa firmata dal presidente del Coni Giovanni Malagò, presente a Benvenuto Brunello insieme ad altri personaggi celebri. Come Federico Buffa, uno dei più grandi storyteller italiani, che ha raccontato proprio il Brunello di Montalcino ma anche il critico d’arte Vittorio Sgarbi, che ha tenuto una lectio magistralis sul rapporto tra bellezza, viticoltura, paesaggio e arte. Oppure Enrico Bartolini, lo chef più stellato d’Italia, che ha curato la Cena di Gala.

Un inizio sprint con le aziende di Brunello che, grazie anche alla minaccia dei dazi ventilata da Trump, avevano spedito diverse bottiglie oltreoceano, preannunciando vendite record. “La paura dei dazi - spiega il presidente del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino Fabrizio Bindocci - ha aiutato l'economia delle aziende che hanno spedito il vino nei mercati anticipando i tempi. I produttori, in accordo con gli importatori, hanno mandato le consegne già dai primi giorni di gennaio e questo è stato importante. Io poi sono una persona che vede sempre il bicchiere mezzo pieno, sono consapevole della forza di questa denominazione ed ho avuto sin da subito la certezza che i mercati avrebbero risposto bene, cosa che poi è realmente accaduta”.

L'arrivo del Covid ha sconvolto il mondo intero, bloccando o rallentando interi settori economici e facendo, di conseguenza, annullare i grandi eventi internazionali, tra cui Vinitaly. Un duro colpo anche per il Brunello, vino venduto e bevuto in tutti i Continenti ed esportato al 70% e per un territorio che rientra di diritto tra le mète enoturistiche più rinomate d’Italia. Ma, nonostante tutto ciò, la denominazione ha resistito, fedele al proprio blasone che l'ha vista essere nel 1980 Docg d'Italia, di cui proprio nel 2020 si sono festeggiati i 40 anni da quella storica conquista. “Il successo del Brunello di Montalcino - continua Bindocci - non è fortuna ma è un lavoro che il Consorzio porta avanti da oltre 50 anni. Tutti insieme abbiamo seminato bene e ora raccogliamo i risultati. Le classifiche internazionali, ad iniziare da Wine Spectator che ha premiato il Brunello di Montalcino 2015 Le Lucére di San Filippo come terzo vino assoluto e primo italiano, ne sono una conferma. Siamo soddisfatti e lo dico a livello complessivo perché stiamo costruendo qualcosa di importante a livello qualitativo. Voglio citare il lavoro che viene fatto dalla Fondazione Territoriale Brunello di Montalcino, perché per noi il vino è fondamentale ma ci sono tante altre ricchezze come il tartufo, l'olio, il miele, lo zafferano”.

Ricchezze straordinarie sempre più centrali nei progetti del futuro e che, sottolinea Bindocci, “ci impegniamo a far crescere sempre di più perché il nostro territorio va in direzione della qualità e questo lo abbiamo visto anche negli eventi, penso ad Eroica Montalcino oppure al Jazz & Wine, tanto per fare due esempi”. Eventi che hanno contribuito alla rinascita estiva di un territorio che ha visto un boom turistico da record, quasi esclusivamente italiano. Segno che Montalcino, come ribadisce il presidente del Consorzio, “ha un forte e riconosciuto appeal”. Gli ultimi mesi del 2020 hanno portato ad una vendemmia “ottima” ed a una lunga coda di riconoscimenti, sempre più prestigiosi, da parte della critica enoica italiana e internazionale: da James Suckling a Vinous di Antonio Galloni, da Wine Enthusiast a The Wine Advocate, con i due 100/100 di Monica Larner (Marroneto e Le Chiuse di Gianni Brunelli). Il tutto aspettando il Brunello 2016 che ha già strappato grandi elogi alla stampa di settore.

“Guardiamo con fiducia al futuro - conclude Bindocci - i riconoscimenti si stanno moltiplicando in tanti ambiti, non a caso abbiamo salutato con soddisfazione il ritorno della stella Michelin assegnata alla Sala dei Grappoli di Castello Banfi-Il Borgo. Ci auguriamo che il 2021, con l'arrivo del vaccino, possa segnare il ritorno alla normalità. Il Brunello di Montalcino è pronto a vivere un nuovo anno da protagonista”.

Suckling: Brunello 2015 e 2016 i migliori di sempre

James Suckling“Un’annata di Brunello di Montalcino impressionante (...), la più grande di sempre se non fosse preceduta dalla stupenda 2015”. È il giudizio sul millesimo 2016 di Brunello di Montalcino secondo James Suckling, tra i più influenti critici enologici al mondo, nell’articolo uscito oggi sul suo sito ufficiale sito. Un responso da parte del guru enoico che arriva dopo le sue recenti degustazioni di 212 etichette della nuova annata, in commercio a partire dal prossimo gennaio. Altissimi i punteggi medi assegnati dal critico (il 50% valutati da 95/100 in su), che sottolinea come “il Brunello sia arrivato a un livello di qualità media incredibile raggiunta sia dai piccoli che dai grandi nomi”.

Fabrizio Bindocci, presidente del Consorzio del Vino Brunello di MontalcinoPer il presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino, Fabrizio Bindocci, “nell’anno del Covid abbiamo avuto la fortuna di trovare nelle annate 2015 e 2016 due grandi alleate della nostra denominazione, che riteniamo essere una sorta di vaccino commerciale alla crisi del settore. La 2015 ci ha permesso sino a ora di tenere a galla un mercato che ha perso antiche certezze; la 2016 significherà, si spera, ripartenza. Purtroppo – ha aggiunto Bindocci – il presente è fatto di chiusure che si infittiscono sempre di più in Italia e all’estero proprio nel periodo commerciale più importante. Novembre e dicembre rappresentano infatti circa il 30% del totale delle vendite annuali”.

E tra gli effetti dell’emergenza sanitaria c’è anche quello dello slittamento al periodo primaverile (dal 14 al 21 maggio) delle Anteprime 2021 dei vini toscani, incluso Benvenuto Brunello, evento di debutto del nuovo millesimo in commercio. “Una grande annata come la 2016 merita di essere onorata nel migliore dei modi – ha concluso Bindocci – e stiamo studiando formule alternative per celebrarla anche attraverso un’azione integrata sui canali digitali nazionali e internazionali”.

La ministra Bellanova nelle Terre di Siena

La ministra dell’Agricoltura Teresa BellanovaLa ministra dell’Agricoltura Teresa Bellanova nelle Terre di Siena. Sabato 12 settembre (ore 15.30) Bellanova sarà alla Tenuta La Fratta, a Sinalunga, per un incontro aperto a tutto il mondo agricolo della provincia in compagnia del presidente del gruppo Italia Viva e capolista alle regionali Stefano Scaramelli. Vino, olio e tartufo, così come cerealicoltura e zootecnica, saranno tra i temi al centro dell’incontro. Si parlerà del ruolo del settore agroalimentare, gli investimenti per creare aziende solide e posti di lavoro, la sostenibilità territoriale come volano della sostenibilità economica, il sistema dell’interazione tra risorse ordinarie, le risorse rivenienti dai programmi europei e il Pnrr, il Piano nazionale per la ripresa e la resilienza che contiene il programma di riforme e investimenti per il periodo 2021-2023 da presentare all’Unione Europea.

Vino&tartufo, l’agenda di Rosanna Zari

Rosanna Zari (al centro) con il presidente del Consorzio del Brunello Fabrizio Bindocci (dx) e il vicepresidente Giacomo BartolommeiUngulati e recinzioni, gestione delle acque, pianificazione territoriale, vigneti e rese, semplificazione amministrativa, agricoltura toscana come volano per l’economia e il turismo. Sono i temi al centro dell’incontro svolto il 2 settembre nella sede del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino tra i vertici del Consorzio e Rosanna Zari, membro del Comitato nazionale vini Dop e Igp (organo del Mipaaf che ha la competenza consultiva e propositiva in materia di tutela e valorizzazione qualitativa e commerciale dei vini Dop e Igp) e candidato indipendente della Lega alle elezioni regionali del 20 e 21 settembre.

“È stato un incontro piacevole e proficuo, ho esposto il mio programma elettorale su agricoltura e ambiente e ci siamo trovati su molti argomenti – spiega l’agronoma a MontalcinoNews – partendo dai problemi reali delle imprese e le difficoltà nel rapportarsi con la Regione e le istituzioni. La richiesta del Consorzio è stata di avere un punto di riferimento, una persona competente che conosca la materia all’interno del Consiglio regionale, per rappresentare le istanze di un territorio che merita particolare attenzione visto che è l’eccellenza della produzione del vino toscano”.

Il primo tema affrontato è stato quello della fauna selvatica e i conseguenti problemi legati da un lato alla complicazione di attuare i sistemi di protezione, tra costi e burocrazia, dall’altra all’inefficacia di queste misure, perché “molto spesso la fauna riesce a penetrare causando danni incredibili”, sottolinea Rosanna Zari. “Le Atc, le uniche che ristorano i viticoltori, danno dei riconoscimenti esigui, a volte il 10% del danno, attraverso una procedura complicata. Sarebbe sufficiente una semplice app di segnalazione del danno per risparmiare la parte burocratica”.

“Il secondo argomento – continua Zari – ha riguardato gli interventi dell’Ocm sui vigneti, dall’introduzione della vendemmia verde agli incentivi alla distillazione, che chiaramente non possono interessare questo territorio. Inoltre c’è un problema legato agli investimenti, in un sistema che lascia poco spazio a progetti più complessi”.

Tra i temi discussi anche il sistema vincolistico della Regione Toscana. “Per un ripristino o un piccolo intervento sul territorio aperto sono necessarie 1.000 verifiche e questo complica moltissimo le attività di chi deve procedere. Per avere un’autorizzazione passano mesi. Accade spesso che quando hai l’autorizzazione non è più il tempo giusto per intervenire. C’è poi la legge sulle acque: la Regione con un proprio atto ha reso pubbliche tutte le acque profonde e superficiali, istituendo un reticolo idrografico. Così, per intervenire e utilizzare l’acqua dei propri laghetti, se questi ricadono nel reticolo occorre un permesso per il prelievo”. Infine, conclude l’agronoma, “la legge sull’agriturismo, passata in sordina, impedisce la trasformazione degli annessi agricoli in attività agrituristica, un ulteriore freno al libero sviluppo dell’impresa”.

Due giorni dopo l’incontro a Montalcino è stata la volta di San Giovanni d’Asso, dove si è parlato di tartufo. A lanciare il sasso, nei giorni scorsi, le dichiarazioni della vicepresidente del Consiglio regionale Lucia De Robertis che ha parlato di liberalizzazione delle tartufaie toscane. “Un problema soprattutto se si pensa al tartufo bianco che è il più delicato – sottolinea Rosanna Zari – se non c’è manutenzione né controllo sulle modalità e sui tempi di raccolta, si rischia un impoverimento della tartufaia. E già stiamo andando verso una diminuzione della produttività, a causa del cambiamento climatico e della grande presenza di fauna selvatica. Questa coltura va tutelata e salvaguardata e non lo si può fare con la liberalizzazione totale”.

“Il Covid-19 uccide il turismo del vino”

Donatella Cinelli ColombiniTra le vittime economiche del Covid-19 rientra a pieno diritto il comparto del turismo. A dirlo sono i numeri ricordati da Donatella Cinelli Colombini, ideatrice della giornata Cantine Aperte (nata a Montalcino come progetto pilota in Toscana e poi sviluppata in tutta Italia) e prima promotrice del turismo del vino in Italia. Il comparto turistico somma un miliardo e quattrocento milioni di viaggiatori l’anno con un business mondiale intorno a 1.300 miliardi che adesso è bloccato dalla paura. La reclusione in casa ha aumentato la percezione di pericolo rispetto a tutto quello che sta fuori delle mura domestiche per cui le vacanze, più che momenti di evasione, possono apparire come momenti frenati dall’ansia. In questo disastroso 2020, è il pensiero di Donatella Cinelli Colombini, ogni Paese cercherà di tenere i cittadini nei propri confini nazionali e probabilmente anche gli italiani faranno viaggi di prossimità. Per questo regioni come la Toscana, dove gli arrivi dall’estero hanno percentuali molto alte, Usa in testa (9% degli arrivi totali), non dormono sonni tranquilli. Il turismo estero vale oltre 40 miliardi per l’Italia. E per Montalcino gli scenari quali sono? “La Valdorcia - dice alla Montalcinonews Donatella Cinelli Colombini - guardando i dati Irpet 2018 somma 253.000 turisti italiani e 345.000 stranieri, ovvero il 58%. Europa e Inghilterra (29,9%) e Nord America (14,9%) coprono quasi tutta questa fetta ma aggiungo che la preoccupazione riguarda anche l’occupazione. L’ultimo dato rilevato del Pil, riferito al 2015, assegnavano al turismo, per posti come Montalcino e Montepulciano, il 25%. Per la Valdorcia, nel 2016, gli occupati nel turismo raggiungevano il 33%. Si prevede un impatto veramente pesante. Quanto inciderà la mancanza di vendita diretta del vino in azienda? Per Montalcino stimo il 15% ma a questa percentuale va aggiunta anche quella indiretta derivata da enoteche e ristoranti. Quando avremo la riapertura ci saranno dei limiti e molti potrebbero decidere di non riaprire”.

Nella nota stampa Cinelli Colombini aveva spiegato come è “più grave la situazione in campagna dove il turismo si è sviluppato negli ultimi anni sotto forma di agriturismo e turismo enogastronomico. In queste zone, ad esempio, i ristoranti non hanno, oppure hanno pochissima clientela locale e, rispetto ai colleghi di città non possono usare il delivery come alternativa. Non escluderei che molti decidessero di rimanere chiusi per tutto il 2020. Oltre alla diminuzione dei flussi turistici esiste infatti un altro aspetto da considerare: gli effetti dell’eventuale contagio dove, per ora, l’epidemia di coronavirus è stata quasi assente. Prendiamo in esame le attività turistiche più problematiche, quelle delle aziende agricole - ricettività, ristorazione e enoturismo - che sono accessorie e spesso in promiscuità, con i lavori propriamente agricoli. Portando i visitatori in azienda aumenta il numero delle misure protettive da prendere nell’impresa nel suo complesso, ma soprattutto aumenta la probabilità di contrarre il covid. In una simile eventualità l’obbligo di quarantena potrebbe riguardare sia chi lavora nell’hospitality che il personale di cantine, uffici, vigneti e altre attività tipicamente rurali, con il blocco totale di ogni produzione”. Dunque per le destinazioni del turismo enogastronomico il futuro prossimo appare molto preoccupante. “Per restringere alle sole cantine, l’esame dei problemi turistici creati dal coronavirus, è ipotizzabile che le 25.000 aziende enologiche italiane aperte al pubblico e fra esse le 5-8.000 ben organizzate per l’hospitality, occupino intorno a 30.000 dipendenti stagionali addetti all’enoturismo, oltre al personale a tempo indeterminato e ai membri delle famiglie produttrici. Tutte persone che potrebbero rimanere senza lavoro. Se andiamo a vedere il contraccolpo economico della mancanza di vendita diretta nelle cantine abbiamo dati altrettanto sconfortanti: 2-2,5 miliardi di euro che costituiscono una liquidità importante per le imprese italiane ma soprattutto una fonte di guadagno con marginalità nettamente più alta rispetto ai normali canali commerciali”. Senza dimenticare che il vino “smuove” anche altri settori dallo shopping fino all’intrattenimento.

“Secondo i dati della Banca d’Italia (2019) - ricorda Cinelli Colombini - i turisti esteri in Italia spendono 12 miliardi all’anno in cibo e vino consumato nei pasti oppure acquistato come shopping goloso. Un autentico motore per la ristorazione e i negozi di tutte le città turistiche. Un motore che oggi è spento e farà rallentare anche chi riforniva questi luoghi di consumo e vendita cioè le cantine e i produttori di specialità alimentari di eccellenza. Non scordiamoci che fino allo scorso anno metà dei 58 milioni di turisti stranieri in Italia aveva comprato almeno una bottiglia di vino”.

Il mondo del vino in lutto, è morto Alberto Lazzarino

Alberto LazzarinoAlberto Lazzarino, storico e carismatico direttore Enologo di Banfi Piemonte a Strevi (Alessandria), è purtroppo venuto precocemente a mancare, al termine di una breve ma implacabile malattia. Alberto, classe 1963, era nato Torino e dopo il diploma di Enologo alla Scuola Enologica di Alba ed alcune esperienze lavorative presso l'azienda Fratelli Martini e la Cantina Sociale di Maranzana, nel 2002 era entrato a far parte della famiglia Banfi, "legando il suo nome ed il suo talento - spiega l'azienda - ad alcuni dei progetti più belli e significativi del gruppo. Da sempre attivo a livello istituzionale nei consorzi del territorio, era anche Presidente della Sezione Piemonte di Assoenologi. La sua passione, il suo rigore e la sua capacità di coniugare curiosità a competenza, unitamente ad un innato ottimismo e a un sorriso che non lo ha mai abbandonato, anche nelle ore più dure della malattia, saranno per sempre nei ricordi di chi lo ha conosciuto e stimato, oltre che insegnamento e guida per chi continuerà, a Strevi così come a Montalcino, a portare avanti il suo lavoro ed i suoi progetti".

Quotazione vini sfusi, Brunello al top in Italia

Vino RossoI prezzi medi di una merce non dicono tutto, del mercato, perché le variabili sono tante: la qualità del prodotto, l’incontro tra domanda e offerta, le esigenze di chi vende e di chi compra, che poi, in chiusura di trattativa, possono portare a prezzi reali anche molto distanti dalle medie. Che però, per quanto imperfette, raccontano la tendenza del momento. E quella del vino è che i prezzi degli sfusi continuano a scendere, inesorabilmente, e coinvolgono sostanzialmente tutte le denominazioni più imporanti, con poche eccezioni, come il Brunello di Montalcino (ancora una volta al top di questa speciale classifica), il Chianti Classico, l’Etna e la Barbera d’Alba tra i rossi, ed il Soave ed il Roero Arneis tra i bianchi. Questo dicono i dati Ismea, analizzati dal sito Winenews.it, sui prezzi medi all’origine aggiornati a maggio 2018 (medie franco cantina, iva esclusa e riferite allʼultima annata in commercio, ndr). Il crollo più evidente è sui vini comuni, con i bianchi a -48,1% sul 2018, a 3,02 euro ad ettogrado, ed i rossi a -31,5%, a 3,74 euro ad ettogrado.

Tra i rossi Dop, secondo Ismea, tiene il Brunello di Montalcino, che si conferma il vino più quotato d’Italia, a 1.085 euro ad ettolitro (+0,9%), così come il Chianti Classico, a 282,5 euro ad ettolitro (+0,9%), mentre crescono sensibilmente la Barbera d’Alba, a 225 euro ad ettolitro (+7,1%), e soprattutto i rossi dell’Etna, in crescita del 19,4% a 200 euro ad ettolitro. Il resto è un fiorire di segni negativi. A partire dal Barolo (vino per cui, va detto, ci sono in generale meno transazioni rispetto a tante altre denominazioni, ndr), che scende del 13,7%, a 690 euro ad ettolitro, e dal Barbaresco, giù del 7,8%, a 535 euro ad ettolitro, con un andamento simile per il Nebbiolo d’Alba, a -8,1% (285 euro ad ettolitro). Giù di oltre il 22% il Bardolino ed il Bardolino Classico (a 95 e 110 euro ad ettolitro), e anche i rossi della Valpolicella (a 190 euro ad ettolitro), -17,2% per la Barbera d’Asti (120 euro ad ettolitro), e scende del 19% anche il Chianti (115 euro ad ettolitro), mentre il Montepulciano d’Abruzzo segna il -14,6% a 69 euro ad ettolitro, e scende tra il -13% ed il -23% la galassia Lambrusco, con prezzi tra i 57 ed i 62 euro ad ettolitro, tra le diverse tipologie.

Tra i bianchi dop censiti da Ismea, come detto, le uniche note positive sono quelle del Soave, a +2,2% (92 euro ad ettolitro), del Soave Classico, a +9,5% (115 euro ad ettolitro), e del Roero Arneis, a +11,9% (235 euro ad ettolitro). Giù del 21% il Prosecco Doc (172,5 euro ad ettolitro), -20,7% per quello di Conegliano e Valdobbiadene Docg (230 euro ad ettolitro), -3,4% per il Gavi (280 euro ad ettolitro), -2,4% per l’Orvieto (100 euro ad ettolitro), -6,8% per il Frascati (89,5 euro ad ettolitro), crolla del -39,1% lo Chardonnay dell’Oltrepò Pavese (140 euro ad ettolitro).

Un quadro di insieme a tinte tutt’altro che brillanti, mentre si inizia anche a pensare alla prossima vendemmia.

I Consorzi del vino toscano (A.VI.TO.): “Il Tar condanna a morte l’agricoltura”

“La decisione del Tar della Toscana che ha sospeso in via cautelare la caccia in braccata al cinghiale, è di fatto una condanna a morte per tante produzioni viti-vinicole della Toscana e quindi per tante aziende che sulle viti e sul vino di qualità hanno fatto investimenti cospicui”. Questo il duro commento di Luca Sanjust presidente di A.VI.TO., l’associazione che riunisce i consorzi di produttori di vino della Toscana - compreso quello del Brunello di Montalcino e dell'Orcia - e che rappresenta oltre 5 mila imprese, per un fatturato stimato di circa un miliardo di euro ed una quota export superiore al 70%, nel commentare la decisione dei giudici amministrativi di sospendere la caccia in braccata al cinghiale.

“È evidente che si tratta di una mazzata durissima per tutti noi - ha aggiunto Luca Sanjust - perché ci lascia indifesi di fronte a una situazione oramai ingestibile in cui l’aumento sproporzionato e incontrollato degli ungulati ha completamente rovesciato qualsiasi principio di equilibrio naturale. Siamo in una situazione innaturale in cui non riportare queste popolazioni di cinghiali a un numero equilibrato significa non voler il bene della natura toscana”.

“I primi a pagare i conti di questa deriva falsamente ambientalista - conclude il presidente di A.VI.TO. - saranno proprio coloro che, come noi viticultori , sulla qualità dell'ambiente hanno fatto una scommessa imprenditoriale e di vita. Ci auguriamo che qualcuno quando anche il settore del vino sarà messo in ginocchio non venga da noi a piangere false lacrime di coccodrillo. O si interviene oggi, qui e ora, o è preferibile che chi ha responsabilità di governo della cosa pubblica, taccia e lo faccia per sempre”.

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